Women in food – Francesca e la Perla Piave, polenta buona, giusta e sociale

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Ho sposato un veneto, e da quasi 15 anni ormai frequento la regione. Uno dei ricordi culinari delle mie prime visite nel Nord Est è la polenta bianca (con il baccalà!), che a Genova non avevo neanche mai visto – a casa nostra tra laltro si mangiava sempre quella istantanea, sacrilegio! – e di cui ignoravo lesistenza.
Come da stereotipo, i veneti sono proprio dei polentoni e frequentandoli è possibile scoprire 50 sfumature di mais. Spesso si tratta di varietà autoctone e poco diffuse, come la Perla Piave: una polenta farina bianca, leggermente dolce, perfetta con il pesce ma anche nei dolci. Questultima lho conosciuta grazie a Francesca Gottardi, infermiera e agricoltrice, che insieme al suo compagno, Stefano Predebon, ha creato a Romano dEzzelino – a pochi km da Bassano del Grappa – Le Motte del Rio: un progetto che parte dalla permacultura e punta ad arrivare al coinvolgimento della comunità locale.

Come è nata l’idea di coltivare questa varietà di mais?
La scelta di questa varietà di granturco viene dalla passione per la cucina. In passato ho vissuto a Trieste e, ogni volta che Stefano veniva a trovarmi, ci preparavamo gustose cenette di pesce. Un ingrediente però mancava sempre sulla nostra tavola: una buona polenta bianca, che col pesce si sa… è la morte sua! Qualche anno dopo Stefano ha iniziato a coltivare un piccolo orto domestico a Marostica, approcciando sia tecniche tradizionali che non. Da bambina mi piaceva molto aiutare mia madre sia nel lavori di giardinaggio che in cucina, quindi sono stata presto contagiata da questa passione. Produrre il proprio cibo in modo naturale vuol dire avere a disposizione ingredienti molto più variegati e gustosi, oltre che sani. Circa due anni fa infine è arrivata una grande opportunità, la gestione di un terreno di proprietà a Romano d’Ezzelino. Abbiamo quindi deciso di lanciarci in questa avventura e di dedicarci all’agricoltura, non solo per cambiare lavoro, ma anche stile di vita. Stefano era un operaio/imbianchino, mentre io sono un’infermiera e nel primo anno e mezzo abbiamo principalmente studiato e sperimentato nell’orto. Abbiamo seguito molti corsi, che ci hanno arricchiti moltissimo di conoscenze e contatti e grazie ai quali abbiamo conosciuto il mondo della permacultura.

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Spiegaci meglio che cosa si intende con permacultura.
La permacultura è una metodologia di progettazione volta ad integrare l’uomo e i suoi elementi (abitazione, alimentazione, risorse naturali, relazioni sociali) con l’ambiente. Permette di creare ecosistemi produttivi caratterizzati dalla diversità, flessibilità e stabilità di quelli naturali. Si parte dall’osservazione della natura e si procede progettando ogni elemento, in modo da ottimizzare le risorse materiali e umane ed azzerare gli sprechi. Una fitta rete di relazioni tra gli elementi garantisce la capacità di far fronte ai cambiamenti. E le sue applicazioni non si limitano all’agricoltura e all’edilizia, ma anche a strategie economiche e strutture sociali. Nasce negli anno ’70-’80 in Australia, ma si sta sempre più diffondendo anche qui in Italia. Le realtà progettate secondo questi principi sono però ancora poche, ma le persone che abbiamo incontrato, sia professionisti che semplici appassionati, sono stati fondamentali per la nostra crescita. È un ambiente di persone molto disponibili ed entusiaste, con grandi ideali e tanta voglia di condividere!

C’entra qualcosa con l’agricoltura biologica?
Diciamo che se vuoi coltivare seguendo i principi della permacultura, dovresti fare agricoltura più che biologica! In natura non esistono terreni arati, trattamenti fitosanitari, monoculture… Attualmente trovare un’alternativa al convenzionale è una necessità, non una scelta. Ma se si mantengono le stesse tecniche di coltivazione, sostituendo solamente i prodotti usati con altri di origine naturale, il fallimento è assicurato. La natura è l’unica che adotta strategie talmente perfette da poter far fronte a qualsiasi problema, quindi bisogna ispirarsi a lei. La biodiversità vegetale e animale è il concetto chiave: più completo sarà il tuo ecosistema, maggiore sarà la produttività e resistenza. L’intervento umano si riduce, mentre vengono favoriti i meccanismi naturali. La lavorazione del terreno viene affidata agli organismi terricoli e alle radici, il controllo delle malattie alla fauna e alla disposizione delle piante, la conservazione dell’acqua e della fertilità alla sostanza organica e a tutti i funghi e microrganismi che popolano il terreno. E sebbene ci voglia molto tempo per sviluppare  un ecosistema produttivo completo, i cambiamenti si vedono già di anno in anno. Se nell’orto si introducono semplici elementi come un’aiuola di fiori e aromatiche o un piccolo laghetto con qualche pianta, si attirano immediatamente insetti e altri animaletti, che controlleranno per te le infestazioni delle orticole. Come ultima spiaggia si può comunque ricorre a macerati di piante come l’ortica, l’equiseto o l’aglio. 

pannocchie

Si parla spesso anche di recupero di antiche varietà. È quello che state facendo con la Perla Piave?
Esattamente. La coltivazione del granturco bianco Perla Piave in passato era ampiamente diffusa in Veneto e Friuli Venezia Giulia. Ogni contadino riproduceva le proprie sementi, creando così una miriade di selezioni locali. La nostra farina è fatta con 6 diverse varietà di mais Perla Piave, provenienti dall’Istituto Di Genetica e Sperimentazione Agraria N. Strampelli di Lonigo (VI).
Oggi in vivaio possiamo trovare solo varietà moderne, catalogate nel Registro delle Varietà, e quelle antiche e tradizionali vengono piano piano abbandonate. Fortunatamente, oltre alle banche del germoplasma come quella di Lonigo, esiste una fitta rete di coltivatori e associazioni che, attraverso il libero scambio dei semi, promuove e mantiene questo patrimonio inestimabile. È grazie a loro che abbiamo trovato il nostro granturco bianco e non ci fermeremo certo qui! Esistono moltissime varietà di ogni ortaggio e frutto, con forme, colori e sapori incredibili: un mondo tutto da scoprire non solo come agricoltori, ma anche come consumatori.

Per quanto riguarda la vostra produzione, quanti ettari avete coltivato fin ora e come li avete destinati?
Il nostro terreno è di circa 5 ettari. Prima del nostro arrivo era stato sfruttato per anni con coltivazioni convenzionali, perciò abbiamo iniziato seminando un sovescio, un mix di erbe che ripristina la fertilità del terreno. Poi abbiamo seminato su uno degli ettari un prato stabile, un altro mix di erbe perenni, che sarà la base del nostro frutteto misto. Per ora ne abbiamo progettato un terzo, inserendo moltissime varietà antiche di meli, peri, kaki, fichi, susini, prugni e ciliegi. Gli alberi da frutta saranno intercalati a piante utili non commestibili. Quest’anno abbiamo iniziato a mettere a dimora alcune piante del frutteto, 2 file di asparagi bianchi di Bassano e in 5000 mq circa abbiamo coltivato il nostro granturco Perla Piave, che abbiamo raccolto a mano e selezionato accuratamente sia in campo che in magazzino. In futuro inseriremo orticole, viti da tavola e animali.   

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Da dove viene il nome della vostra azienda, Le Motte del Rio?
È il nome storico della località del nostro terreno. Le motte sono terrazzamenti di origine fluviale e la nostra azienda sorge su quelle scavate dal Rio, un fiumiciattolo che nel 1700-1800 scorreva a Romano d’Ezzelino. Volevamo dare un nome legato al luogo per portarne avanti la storia. Allo stesso modo speriamo di integrarci nella comunità, perchè ci piacerebbe coinvolgerli organizzando feste legate ai raccolti, corsi, mercatini.

Tu sei un’infermiera e continui a fare questo lavoro. Come riesci a conciliare tutto?
Sono libero professionista e lavoro in 2 ambulatori, con gli orari di un part-time. Questo mi permette di dedicarmi anche all’azienda agricola, ma il mio sogno è quello di unire un giorno queste due passioni, inserendo attività di fattoria sociale. La natura ha un grande potere terapeutico per molte patologie e quindi… cambierò solo gli strumenti con cui lavoro!

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Visto che questo è un blog di cucina, ci suggerisci delle ricette con la vostra Perla Piave?Con la nostra farina Perla Piave si può fare la classica polenta, ma anche dolci. Due classiche ricette di dolci veneti a base di mais sono la pinza e i zaeti, ma si possono anche fare altri tipi di biscotti, muffin o la semplice, ma buonissima polenta e latte!

Se volete cimentarvi anche voi, potete ordinare la farina Perla Piave de Le Motte del Rio scrivendo a: lemottedelrio@gmail.com

Buona polenta!

Dalla parte delle bambine, un libro alla volta

[Oggi, 25 novembre, si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne]

Fonte: theguardian.com

“The first decade of the 20th century was not a great time to be born black and poor and female in St Louis, Missouri.” Con queste parole si apre Mom&Me&Mom della nostra amata Maya Angelou, che molti londinesi hanno trovato, nei giorni scorsi, tra le banchine e i tornelli del Tube. Della poetessa, scrittrice, intellettuale abbiamo già raccontato qui; e per questo siamo state felici di leggere che, in questo momento di sconforto per chi sostiene la causa delle donne – la batosta delle elezioni presidenziali americane brucia ancora – proprio questo libro sia stato scelto come messaggero delle lotte per l’uguaglianza di genere.

emmawatson4Tutto merito di Emma Watson, che, nei giorni successivi all’elezione di Donald Trump, è entrata in azione nella metropolitana di Londra per questo guerrilla bookcrossing destinato a diventare virale.
Non è la prima volta che l’attrice si espone come paladina delle lotte femministe: l’attrice è ambasciatrice del programma UN Women, e il suo discorso d’inaugurazione della campagna HeforShe, qualche anno fa, è rimasto nei cuori di molte di noi. L’ultima delle sue iniziative è Our Shared Self, bookclub femminista di cui il memoir di Angelou, dedicato al difficile rapporto con la madre, è l’ultimo libro scelto. Come racconta lei stessa, “per il mio lavoro con UN Women, ho iniziato a leggere tutti i libri sull’uguaglianza di genere su cui riuscivo a mettere le mani. […] Ho scoperto così tante cose che, a volte, mi sentivo la testa pronta ad esplodere… così ho deciso di dar vita a un bookclub femminista, per condividere quello che imparo e ascoltare anche il vostro parere.”
Ogni mese viene selezionato un libro e durante l’ultima settimana del mese si apre la discussione, a cui spesso partecipa anche l’autore. Si va da Marjane Satrapi, a Caitlin Moran, a Bell Hooks, e i membri del gruppo sono già oltre 150mila, molte delle quali giovanissime.

L’iniziativa di Emma Watson si rivolge a un pubblico adulto, ma non è la sola che vede i libri come strumento di consapevolezza ed emancipazione. In rete, e non solo, si moltiplicano le risorse per aiutare genitori, insegnanti ed educatori a supportare una generazione di bambine nella loro crescita oltre gli stereotipi.

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Una delle nostre pagine Facebook preferite, per esempio, è A Mighty Girl, una miniera di risorse “per crescere bambine intelligenti, sicure di sé e coraggiose”. La pagina (e il sito) si propongono come la più grande collezione al mondo di libri, film e musica per ispirare le bambine e le ragazze: l’idea da cui nasce è che tutti i bambini (maschi e femmine) dovrebbero avere l’opportunità di ricevere messaggi positivi sul genere femminile e celebrarne le capacità e, in definitiva, tutti dovrebbero poter perseguire i propri sogni. Ogni giorno vengono postate storie di donne che in qualche misura (grande o piccola) hanno contribuito a cambiare il corso della storia, oltre a innumerevoli link di approfondimento e consigli su libri e altri media.

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Un altro progetto molto interessante, e 100% made in Italy, è Il Gioco del Rispetto, nato a Trieste nell’ambito delle attività di prevenzione della violenza di genere e di promozione delle pari opportunità tra uomini e donne: “Molte scuole hanno iniziato dei percorsi formativi per insegnare a studenti e studentesse a rispettarsi fra di loro e rifiutare la violenza, ma la maggior parte di questi interventi avviene nelle scuole primarie, secondarie o superiori, quando cioè gli stereotipi di genere sono già ben radicati tra ragazzi e ragazze e costituiscono terreno fertile per una visione distorta e iniqua dei rapporti tra generi. Per questo motivo il progetto “Pari o dispari? Il gioco del rispetto” vuole partire dall’età dell’infanzia, quando cioè bambini e bambine sono ancora permeabili ai concetti di libertà di espressione e di comportamento, al di là degli stereotipi.
Bambini e bambine vengono educati a ruoli di genere stereotipati fin dalla nascita, con l’industria e il marketing dei giocattoli che rafforzano questa visione, suddividendo il mondo in rosa e azzurro. Il Gioco del Rispetto si rivolge ai bambini dai 3 ai 6 anni, alle loro famiglie e alle loro scuole, per insegnare, fin da piccoli, il rispetto delle diversità.

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Proprio in questi giorni, invece, stanno arrivando a destinazione le prime copie di Good Night Stories for Rebel Girls – 100 tales to dream big, l’ultimo progetto nato in casa Timbuktu Labs (di due italianissime della Silicon Valley, Francesca Cavallo e Elena Favilli) e interamente finanziato tramite crowdfunding. È un libro per bambini con 100 storie della buonanotte che raccontano 100 donne straordinarie del passato e del presente, illustrato da 100 artiste provenienti da tutto il mondo.

Su Kickstarter ha avuto un successo sbalorditivo, arrivando a superare di gran lunga l’obiettivo iniziale. Io sto aspettando trepidante il mio pacchettino, ma se non avete fatto in tempo a partecipare alla campagna, niente paura: il libro si può ordinare qui. Non arriverà entro Natale, ma sarà comunque un modo per cominciare l’anno nuovo sotto i migliori auspici. Buone letture!