Il cornbread di Maya Angelou

pane_angelou_cover romeo e julienne
Photography: Alessandra Spairani

life_mayaMi ero appena laureata e vivevo in Olanda, quasi 10 anni fa, la prima volta in cui ho sentito parlare di Maya Angelou. Hibo, un’amica di origini afroamericane conosciuta pochi giorni prima, mi corse incontro nel parco in cui avevamo appuntamento, un pomeriggio freddo di giugno, sventolando tra le mani quello che sarebbe diventato uno dei miei libri preferiti. “Tieni, è per te. Ti piacerà”.

Life Doesn’t Frighten Me” era scritto sulla copertina. “La vita non mi spaventa” diceva questa autrice che ancora non conoscevo, e lo affermava proprio sopra un terrificante drago nero con gli occhi di fuoco e una corona dorata.

Io e Hibo passammo il pomeriggio sedute nell’erba, sotto le nuvole veloci del cielo del Nord, a sfogliare quelle pagine, incantate dai disegni di Basquiat che rendevano quei versi ancora più vivi. Parlammo dei nostri draghi dagli occhi di fuoco. Avevamo vent’anni, tutto la vita davanti, e un sacco di paure.

Maya Angelou, in realtà, aveva avuto molti motivi perché la vita la spaventasse: cresciuta in un Arkansas devastato dalla Grande Depressione, era stata stuprata all’età di otto anni dal compagno di sua madre, ucciso poco dopo dai suoi zii per vendicare questo crimine. Uno shock dopo l’altro, che aveva comportato nella piccola Maya la perdita della parola.
Per cinque anni, la bambina si era chiusa in un silenzio fatto di sensi di colpa, solitudine e paura. Poi, grazie a un’amica poetessa, era tornata a fidarsi del mondo fuori di sé, era tornata a fidarsi delle parole. Di lí l’iscrizione al College, l’amore per la poesia, l’arte, la danza. I primi tentativi di fermare l’indicibile su carta: il resto della sua nuova vita.

Shadows on the wall
Noises down the hall
Life doesn’t frighten me at all

Mi sono tornati in mente quei versi mentre, in una Londra grigia e spettrale, la mattina dopo gli attentati di Parigi salivo sul double decker bus che mi avrebbe portato a lavoro. La paura era dovunque. Nello sguardo dell’autista che cercava di chiudere le porte prima possibile, nelle labbra serrate dei passeggeri, e persino – purtroppo – nei miei occhi, che ansiosi attendevano che la donna con il niquab salita qualche fermata dopo di me smettesse di frugare nella borsa. Era chiaro che cercava solo il suo abbonamento, ma, per un attimo, io avevo temuto rumori e ombre. Io avevo avuto paura. L’altro, diventato all’improvviso diverso, mi terrorizzava.

“Have enough courage to trust love one more time and always one more time.” Maya, ho pensato, era riuscita ad avere ancora una volta il coraggio di fidarsi dell’altro. Aveva saputo opporre l’Amore alla Paura, ed era diventata tutto quello che aveva voluto.

Ballerina disinibita, cantante nei nightclub, attrice, musicista. Scrittrice di romanzi, memoir, poesie, opere teatrali. Attivista per i diritti civili, in prima linea al fianco di Martin Luther King and Malcolm X. Prima sceneggiatrice nera di Hollywood e prima donna nera al volante di un tram pubblico a San Francisco. Minacciata piu volte di censura per il linguaggio troppo esplicito – violenza, stupri, abusi, dipendenze, assassinii – non aveva cambiato di una virgola il suo stile, finendo per vincere oltre cinquanta prestigiosi premi letterari. Poetessa laureata, era addirittura stata insignita della Presidential Medal of Freedom, la più grande onoreficenza civile prevista dal governo degli Stati Uniti, consegnatale nel 2011 da un commosso Barack Obama.

Era diventata persino una cuoca, in omaggio all’amata nonna, sua prima insegnante: “I’m a cook, a driver, and a writer” amava dire di sé nelle interviste. Dal momento della sua morte (28 maggio 2014) molto è stato scritto della sua poesia e dei suoi memoir, del suo coraggio e del suo impegno civile, pochissimo invece di questa sua altra sua grande passione: la cucina. 

omag-oprah-and-maya-600x411In pochissimi sanno, per esempio, che fu cuoca in un ristorante creolo (senza saper nemmeno cosa fosse la cucina creola!) e persino autrice di due cookbook per Random House (Hallelujah! The Welcome Table e Great Food, All Day Long: Cook Splendidly, Eat Smart), sfogliando i quali ritroviamo i tratti caratteristici della poetessa che conosciamo.
La libertà di improvvisare, in cucina come nei versi, la  leggerezza, l’ironia, il gusto per la narrazione. Il ricordo dei piatti di infanzia e della Caramel Cake della nonna, sua prima maestra, si mescola alle cene preparate per Nina Simone, Toni Morrison o M.K.F.Fisher. Ci racconta dello Smoothed Chicken che era solita preparare per un’amica di nome Ophra, o le Costolette di Manzo alla Creola con cui si era conquistata un posto al ristorante.
Aveva una folle predilezione per la carne e i dolci, ma qualche volta si cimentava anche con la cucina vegetariana: Cooking vegetarian with courage”, diceva.
E adorava preparare il suo comfort food: verdure a foglia verde, pollo fritto e cornbread, ovvero il pane di mais tipico delle colonie del Sud.

MAYA Rob Schoenbaum_Associated Press

Sbriciolato in un bicchiere di latte caldo prima di andare a dormire, usato come ripieno del tacchino nel Giorno del Ringraziamento o accompagnato da cipolle, fagioli e pomodori per un pranzo veloce: si presta a mille usi questo staple food delle cucine povere dell’America coloniale.

La ricetta originale prevede l’aggiunta facoltativa di cracklings, ovvero i ciccioli o croccantini di maiale fritto, che nel mondo anglosassone si vendono in ogni supermercato accanto alle patatine in busta. Maya consiglia di mescolarne una bustina all’impasto del pane, per aggiungere sapore e croccantezza al cornbread.
Se siete dei lettori di Romeo & Julienne sapete che da queste parti siamo fan del cibo salutare e, visto che l’impasto prevedeva già un po’ di burro e zucchero e che, per di più, erano facoltativi, non ce lo siamo fatte ripetere due volte e li abbiamo omessi. Maya era una fervente carnivora (tanto da averci scritto su una poesia divertentissima), ma ci ha insegnato la libertà anche in cucina.

Il Cornbread di Maya Angelou

pane_angelou_ingredienti romeo e julienne
Photography: Alessandra Spairani

Ingredienti

300 gr farina di mais
80 g farina di riso
30 g zucchero
14 g bicarbonato
1 cucchiaino di sale marino
360 g latte
1 uovo, battuto
50 g di burro, ammorbidito

Procedimento

Preriscaldare il forno a  200°. Imburrare e infarinare uno stampo quadrato (Angelou consiglia di usare una teglia di 8 pollici di lato, ovvero una ventina di cm).

Mescolate tutti gli ingredienti secchi (farine, zucchero, bicarbonato, sale), aggiungete latte e uova. Aggiungete il burro (e la bustina di ciccioli, se volete). Mescolate ancora e versate il composto ottenuto nella teglia. Cuocete per circa 25-30 min.

Tagliate il cornbread a fette, una volta raffreddato, e servitelo insieme alla vostra insalata preferita.

 

pane_angelou1 romeo e julienne
Photography: Alessandra Spairani

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