Manuale di sopravvivenza amazzonica per signorine di città di Sara Porro

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A poche centinaia di metri da casa mia si trova la sede milanese del Consolato del Perù. Ci passo davanti spesso, e ogni volta rimango colpita da come le persone in fila si attrezzino per sostenere le interminabili code (temo che la burocrazia peruviana non sia più agile di quella italiana). Tupperware, termos, schiscette di ogni forma e dimensione strabordano di pietanze all’apparenza – e all’odorato – buonissime. A me ricordano le lasagne e la parmigiana in spiaggia a ferragosto, e anche in questo, in fondo, non siamo poi così diversi: portarsi un pezzo di cucina, surrogato in un contenitore di plastica, ci fa sentire a casa in qualunque situazione.

Ammetto però che la mia conoscenza della cucina peruviana si fermava a questo e alle decine di fast food di pollo fritto che costellano i dintorni del Consolato. Shame on me, perché come racconta Sara Porro nel suo Manuale di sopravvivenza amazzonica per signorine di città, siamo di fronte a una delle cucine più interessanti non solo del Sud America, ma del mondo: ormai in Perù il numero dei ristoranti stellati ha superato quello dell’Italia, e l’ambasciatore di questa rivoluzione del gusto, lo chef Gastòn Acurio, è una superstar a cui si può perdonare persino una comparsata negli spot della salsa Tarì; d’altra parte, giusto per rimarcare le analogie, anche noi abbiamo San Carlo Cracco che fa danzare le patatine. Anche il Perù, insomma, è “un paese di cattolici, fissati con i santi e con il cibo”.

L’haute cuisine, però, nel libro di Sara compare ben poco, a favore invece delle esperienze del gusto più veraci e autentiche che si possono sperimentare durante un viaggio in terra andina. Appartenente alla collana Alla Carta di EDT, dove per esplicita dichiarazione a ogni viaggio corrisponde una storia, e ad ogni storia, un piatto, è un’avventura zaino in spalla, tra autoironia e ipocondria metropolitana. La scrittura di Sara è coinvolgente e colta, allo stesso tempo pungente e brillante. Si ride spesso, ci si immedesima facilmente, con l’acquolina in bocca, davanti al resoconto di un delizioso ceviche, mentre davanti a piatti come il porcellino d’India arrosto o bevande come la Chicha de Jora (in cui, per far partire la fermentazione del mais, quest’ultimo viene pre-masticato), non si può che sospendere il giudizio. E infine, leggendo il breve bestiario della frutta peruviana in coda al racconto, ritrovarsi a sognare un Eden vegetale.

Tra feste che durano giorni, mercati variopinti, suprematismo inca e rimedi sciamanici, non resta che soccombere alla wanderlust, o almeno prenotare una cena nel ristorante peruviano più vicino. O magari, chiedere un assaggio di quelle favolose schiscette!

Sara Porro
Manuale di sopravvivenza amazzonica per signorine di città
EDT, 2016
Paperback, 128 pagine

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