Le petit déjeuner di Colette

Le petit déjeuner di Colette by Romeo e Julienne
Credits: Alessandra Spairani photography

«En France, le seul grand écrivain femme» scriveva di lei Simone de Beauvoir.

È Colette, al secolo Sidonie-Gabrielle Colette, attrice, critica teatrale e soprattutto scrittrice (Claudine 1900, Chéri 1920, Sido 1929 e La Gatta 1933), famosa per il suo estro multiforme, i gatti di cui amava circondarsi e per i suoi eccessi, anche culinari. A ogni ora del giorno, la scrivania della casa affacciata sul giardino del Palais Royal, al numero 9 di Rue de Beaujolais nel 1° arrondissement, poteva trasformarsi in un laboratorio gourmand.
Bastava spingere da parte la pila di fogli su cui stava scrivendo l’ultimo romanzo, spostare i gatti che, nel frattempo, vi si erano accovacciati sopra, e aprire la dispensa per avere un mondo di creatività e invenzioni a portata di mano. Uno spazio di libertà in cui osare gli accostamenti più liberi e disinibiti. Con risultati entusiasmanti, proprio come con la sua vita.

Le petit déjeuner de Colette by Romeo e Julienne

Su Marie-Claire, una mattina di fine gennaio del 1939, Colette scrive la ricetta per “una colazione adatta a scacciare i brividi dei mattini invernali” donatale anni prima da una portinaia: è il café au lait de concierge (la portineria, appunto) di cui ha parlato in Chèrie senza dare ulteriori dettagli, che invece, adesso, i lettori reclamano.

Visto il freddo che fa in questi giorni, vi va di affettare una baguette de campagne e prepararla insieme a noi?

Le petit déjeuner di Colette

Le petit déjeuner di Colette

Ingredienti

caffè
latte
zucchero q.b.
1 fetta di pane casereccio
1 pizzico di sale

Procedimento

Per cominciare, ci serve una piccola zuppiera, quella monoporzione che usate per gratinare le minestre oppure una grossa ciotola di porcellana da forno” e del caffelatte, “zuccherato e dosato secondo il vostro gusto”.

Prendete poi delle belle fette di pane pane casereccio, – raccomanda Colette – quello inglese [ndt: in cassetta] non è adatto – imburratele generosamente e posatele sul caffelatte, che non le deve sommergere”.
Mettete tutto in forno per qualche minuto, fino a che il pane non diventa “dorato e croccante“.

Ma attenzione: prima di rompere con un cucchiaino lo strato di pane odoroso e caldo di forno, dovete spolverare sopra una presa di sale. “Il sale morde lo zucchero; lo zucchero leggermente salato è un grande principio che spesso trascurano molti dolci e gran parte della pasticceria parigina, che è più insipida senza un pizzico di sale.”

Non avete già l’acquolina in bocca se vi nomino il caramello al burro salato o i sablés, i biscotti bretoni al fior di sale? Ha ragione Colette: la vita, con un pizzico di sale, assume sempre più sapore.

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