Il gelato di Amélie Nothomb

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Photo credits: Alessandra Spairani

“Quando mi lamentavo per il divieto del dolce, mia madre diceva: “Ti passerà.” Errore. Non mi è passato. Da quando ho conquistato la mia indipendenza alimentare, ho preso a nutrirmi esclusivamente di dolciumi. Sono ancora a quello stadio. Non sono mai stata meglio.” Biografia della fame

“Troppo dolce”: l’espressione mi sembrava assurda quanto “troppo bello” o “troppo innamorato”.
Biografia della fame

 

I libri di Amélie Nothomb sono come le ciliegie: uno tira l’altro. E a chi li divora –  letteralmente, perché quando cominci non riesci a smettere – non sarà certo sfuggito il continuo e costante riferimento al cibo.
A cominciare dal cioccolato bianco, per lei, un vero e proprio atto di nascita, come racconta in Metafisica dei tubi:

– È cioccolato bianco del Belgio – dice la nonna al bimbo, […] (che) capisce solo ‘bianco’: sa cos’è, l’ha visto sul latte e sui muri. Gli altri vocaboli gli sono sconosciuti: ‘cioccolato’ e soprattutto ‘Belgio’. Intanto la barretta è accanto alla bocca.
– Si mangia – dice la voce.
Mangiare: sa cos’è. È una cosa che fa spesso. Mangiare è il biberon, il purè con i pezzetti di carne, la banana schiacciata con la mela grattugiata e il succo d’arancia.
Mangiare ha un odore. Questa barretta biancastra ha un odore che […] non conosce. Ed è migliore del sapone e della pomata. Ne ha paura e voglia allo stesso tempo. Smorfia di disgusto e acquolina in bocca.
Con un’impennata di coraggio acchiappa la novità coi denti, la mastica, ma non serve: si fonde sulla lingua, tappezza il palato, gli riempie la bocca – e accade il miracolo.
La voluttà gli dà alla testa, gli lacera il cervello e vi fa rimbombare una voce che non aveva mai sentito prima:
“Sono io! Sono io, vivo! Io parlo! Non sono né ‘egli’ né ‘lui’, io sono io! Non dovrai più dire ‘egli’ per parlare di te, dovrai dire ‘io’. E io sono il tuo migliore amico: io ti procuro il piacere.”

È stato allora che sono nata, nel febbraio del 1970, all’età di due anni e mezzo, sulle montagne del Kansai, nel villaggio di Shakugawa, sotto gli occhi di mia nonna paterna, per grazia del cioccolato bianco”. 

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Figlia di un diplomatico belga, Amélie Nothomb nasce nel 1967 a Kobe, in Giappone, dove suo padre era stato inviato dal Ministero degli Esteri. Trascorre l’infanzia e la giovinezza seguendo i genitori nei loro continui cambiamenti di sede tra Asia e America (Pechino, New York, Bangladesh, Birmania, Laos), come lei stessa racconta in Biografia della fame, il suo romanzo più autobiografico, o “autogeografico” come lei ama definirlo.
Il titolo la dice già lunga: la fame insaziabile è il perno attorno a cui ruota tutta la vita della Nothomb. Fame di Paesi e cibo, appunto, ma anche di libri, di scrittura (da oltre vent’anni, Amélie pubblica un libro all’anno, ogni settembre), di esperienze stravaganti (gli aneddoti in rete si sprecano) e manie eccentriche (veste solo di nero, a volte con qualche punta di rosso, porta cappelli che non passano inosservati, scrive solo a mano, su quaderni da cui non si separa mai, e non usa internet), di affetto (di sua sorella maggiore Juliette in particolare). Una fame che, tra i 13 e i 17 anni, si è rovesciata anche nel suo contrario, quando il mal de vivre ha trovato sfogo nell’anoressia (qui una bella intervista dell’Espresso a riguardo). Malattia da cui è uscita proprio grazie alla letteratura (scrive ogni giorno dalle 4 alle 8 di mattina, furiosamente, proprio come una medicina, nutrendosi di dolci e molte tazze di té nero) e all’amore di sua sorella, diventata poi cuoca forse anche per nutrirla.

 

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Il gelato di Amélie Nothomb

È la stessa Juliette (qui in una video intervista) a svelarci la predilezione della scrittrice per i gelati e i 6 segreti per impedire al gelato fatto in casa e senza l’aiuto di una gelatiera di diventare duro come marmo:
abbondanza di materia grassa (panna o tuorli d’uovo),
zucchero e alcool per abbassare il punto di congelamento (“avete presente la bottiglia di vodka […] che rimane nel freezer senza congelarsi mai, diventando […] sciropposa?”) ,
– gelatina alimentare
(per facilitare la solidificazione e donare consistenza),
olio di gomito, perché il montare a mano il composto per i 15 minuti richiesti è l’unica chance per avere un gelato morbido e compatto, senza cristalli o pezzi di ghiaccio;
mangiarlo in fretta, perché si conserva con difficoltà, essendo privo degli additivi ed emulsionanti presenti nel gelato industriale.

Seguendo questi sei punti come canovaccio, potete sbizzarrirvi nella scelta di ingredienti e gusti. Noi abbiamo optato per il cioccolato bianco (“il primo orgasmo gastronomico di Amèlie”, come racconta Juliette) e ciliegie al maraschino (altra passione della scrittrice), adattando una ricetta originale tratta da J. Nothomb – La cucina di Amélie – VOLAND:

 

 

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Preparazione: 5 minuti
Cottura: 15 minuti
Raffreddamento: 1 ora
Congelamento: 8 ore

Ingredienti

• 25 cl di latte intero
• 15 cl di panna da montare • 3 tuorli d’uovo
• 100 g di zucchero semolato • 50 g di zucchero a velo
• 1 pizzico di maizena
• 2 fogli di gelatina (4 g)
• 100 g cioccolato bianco
• 4 ciliegie al maraschino

Procedimento

• Mettete un recipiente e una frusta nel congelatore.
• Ammollate i fogli di gelatina in una ciotola di acqua fredda.
• In un tegame medio con il fondo spesso sbattete i tuorli e lo zucchero fin quando il composto non diventa bianco. Aggiungete la maizena setacciata, poi diluite poco a poco con il latte.
• Fate rapprendere il composto a fuoco molto basso mescolando di continuo fino a ottenere un leggero addensamento. Dovete raggiungere una consistenza cremosa ma soprattutto non portarlo a ebollizione. Il pizzichino di maizena vi aiuterà a impedire alla crema di impazzire.
• Lontano dal fornello, fatevi sciogliere la gelatina precedentemente strizzata tra le mani e nella carta assorbente. Mescolate, si dissolverà all’istante.
• Aggiungete il cioccolato bianco tagliato a pezzettini e fatelo sciogliere nella crema ancora calda. Mescolate bene. Lasciate raffreddare a temperatura ambiente.
• Togliete il recipiente e le fruste dal congelatore. Montate la panna con lo zucchero a velo fino a ottenere una consistenza molle e con la spatola incorporatela delicatamente alla crema.
• Mettete il tutto nel congelatore dentro un recipiente (plastica, inox) rotondo (perché sia più facile mantecare).
• Dopo 15 minuti tirate fuori il gelato, montate con energia disperata staccando bene i bordi perché sono i primi a solidificarsi. Ripetete l’operazione ogni 15 minuti fino al completo congelamento.
• Al momento di servire, mettete in 4 coppe 2 palline di gelato e, in cima, una ciliegia al maraschino.

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