Il cavolo riccio con le uova fritte del vegetariano Kafka

KAFKA
Photo credits: happyjackeats.com

Negli ultimi anni della sua vita, Franz Kafka progettò di trasferirsi in Palestina, a Tel Aviv, per aprire un ristorante vegetariano con Dora Diamant, una giovane insegnante polacca, ebrea chassidica, con cui era andato a vivere a Berlino.
Proprio a Berlino, in effetti, durante un viaggio di diversi anni prima, Kafka era rimasto molto colpito da un ristorante vegetariano in cui era stato.

«Ma nulla è così buono come il cibo qui nel ristorante vegetariano», scrisse a Max Brod.

Aveva apprezzato, in particolare, «il cavolo riccio con le uova fritte (la pietanza più cara)», e soprattutto «la pace col mondo che si ha qui», e aveva aggiunto, con la sua consueta autoironia, che in quel posto era tutto «così vegetariano che persino le mance sono proibite».

kafka_dora_diamant
Il progetto prevedeva che Dora lavorasse alla cassa e Kafka servisse ai tavoli, ma non fu mai realizzato, per l’aggravarsi delle condizioni di salute di Kafka.

Mi piace però immaginare che si sia verificata questa possibilità stupefacente, in cui il grande scrittore praghese accoglie i clienti con il suo bellissimo ed enigmatico sorriso, passa tra i tavoli con i suoi movimenti eleganti (anche un altro grande scrittore che Kafka amava molto, Robert Walser, sognava di fare il cameriere), o propone la specialità della casa, il cavolo riccio con le uova fritte.

A fine serata lui e Dora contano gli incassi della giornata, chiudono il locale e tornano a casa stanchi ma, forse, appagati. In questo sogno mai realizzato per Kafka tutto è cambiato: niente più insonnia, niente più nevrosi, senso di colpa o solitudine.

Ama senza angoscia ed è riamato. Si sente in pace con il mondo. Scrive brevi, sapienziali parabole sempre più luminose, perché finalmente è riuscito a chiamare «con la parola giusta», «con il giusto nome», facendola arrivare fino a lui, quella «meraviglia della vita» di cui aveva scritto una volta nei Diari, ovvero quella «essenza dell’incantesimo» che per tutta la sua esistenza, prima di allora, gli era rimasta «nascosta» e «decisamente lontana».

da Fabrizio Coscia, Soli eravamo, Ad est dell’equatore [ qui una bella intervista all’autore]

kale-green-onions-rice-and-eggs
Photocredits: cookieandkate.com

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...