Un Christmas Pudding vegano per Jo March – PICCOLE DONNE

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Photo credits: Alessandra Spairani

 

Non so voi, ma per me non era Natale, da bambina, senza ore passate sotto l’albero, scomodamente stesa su una coperta sul pavimento, a leggere, nel buio interrotto solo dalle lucine colorate, le vite di Amy, Jo, Meg e Beth. Le quattro Piccole Donne di Louisa May Alcott.
Avevo trovato per caso quel libro sullo scaffale (uno solo!) della biblioteca della mia scuola elementare, e, da allora, prenderlo in prestito quando il calendario segnava Dicembre e la casa cominciava a riempirsi di profumi di mandorle e vin cotto, era diventata tradizione.

Inutile dirvi che parteggiavo per Jo, la ribelle, piena di coraggio e passione, quella che si rasa i capelli a zero, che si innamora di un uomo molto più grande di lei, che da grande vuole fare la scrittrice.
Jo non sogna vestiti e profumi come Amy, matrimoni romantici come Meg, non é fragile e delicata come Beth: vorrebbe arruolarsi nella Guerra Civile con suo padre e le basta un libro, aperto in un angolo della soffitta, nel chiuso della sua stanza o fuori, al freddo, nei parchi, per tornare a respirare, per sentirsi centrata, per sentirsi felice.

Insomma, pochi anni prima di voler sposare Simon Le Bon, ogni Natale io volevo essere Jo March.

Jo si brucia il vestito nel tentativo di scaldarsi davanti al camino, si sporca i guanti quando versa il tè nelle tazze, si lascia andare a espressioni poco compite: agguerrita e anticonformista, non è certo la più “tipica” delle Piccole Donne, eppure, per me, Piccole Donne è lei.
E lo era di certo anche per Louisa May Alcott, abolizionista, femminista e fervente sostenitrice del diritto di voto alle donne (sapevate che è stata la prima donna a iscriversi alla lista dei votanti a Concord, la cittadina del New England in cui viveva?), che le affida le parti più autobiografiche del racconto.

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Jo mi conquistava ogni anno fin dall’incipit del romanzo: “Un Natale senza doni non è Natale” diceva, mentre sotto l’albero io vedevo crescere, giorno dopo giorno, i pacchetti.
Adoravo la scena della mattina del 25 dicembre, con le quattro sorelle che si svegliano tutte eccitate e frugano sotto il cuscino, dove sanno di trovare un tesoro.
Per Natale hanno chiesto un libro e la mamma le ha accontentate: con la copertina rossa per Jo, blu per Amy, verde per Meg e color cenere per Beth. Dopo averne letto alcune pagine, sarà finalmente ora di colazione… e che colazione. La colazione di Natale, in tempo di guerra, si aspettava tutto l’anno.
Ma mamma March ha appena saputo che una vicina di casa, una donna poverissima, ha partorito il settimo figlio e chiede alle ragazze di cedere la loro colazione a quei bambini a digiuno da giorni. Cosí, in un compito corteo, le 5 donne March portano tutto il ben di dio ai piccini e tornano poi a casa, ad accontentarsi di pane e latte come ogni mattina.

Che ne dite, quindi, di preparare con noi un Christmas pudding da portare in dono alle sorelle March? Finalmente avranno anche loro una colazione di Natale.

Forse Meg l’avrebbe preferito tradizionalissimo, bello zeppo di suet (un grasso animale, di solito ricavato dai rognoni di manzo, unlikely l’ingrediente principale del Christmas pudding!), Amy in monoporzioni, à la mode di un macaron o un cupcake, e Beth, forse, ne assaggerà una briciolina soltanto.
Ma Jo, siamo sicure, sarà entusiasta di questa nostra versione: del tutto vegano, senza zuccheri raffinati e anche senza glutine, quale dono migliore per un’anticonformista come lei?

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Christmas pudding vegano di Jo March

I siti di ricette anglosassoni pullulano di Christmas pudding “vegetariani” e “healthy”, ma quasi tutti si limitano a sostituire il suet di origine animale con il suet vegetale in commercio, un misto di olio di palma e farina di riso che non entrerá mai nella mia dispensa né nella cucina di Romeo e Julienne.
Le ricette che non prevedono veg suet usano, poi, uova o molto lievito o farine molto cariche di glutine per tenere insieme il composto. E tutte usano treacle, melassa, zuccheri raffinati.
Insomma, niente che facesse al caso nostro e della nostra Jo tutta alternativa.

Dopo giorni di ricerche e delusioni, ho preso una decisione: avrei fatto di testa mia (ve l’ho detto che da bambina volevo essere Jo March, no?) provando e riprovando fino a potervi dare la ricetta di un pudding perfetto, ma senza glutine e senza lievito, senza zuccheri raffinati, senza grassi animali né discutibilissimi sostituti vegetali.

Il risultato è quello che vedete nelle foto. Niente male, no? Vorrei potervi invitare anche ad assaggiarne un po’ ma, prima ancora che sia Natale, è già finito!
La ricetta sembra complicata, ma non lo è affatto ed ha anche due vantaggi: assicura in tutta la casa uno straordinario profumo di arancia candita, cannella e spezie che fa tanto Natale e porterà una nuova, bellissima tradizione in famiglia.
Ogni componente, infatti, può venire a darvi una mano un cucina, dando una rimestatina al composto e esprimendo un desiderio (“give the mixture a stir and make a wish” canta un Christmas carol).
Il mio sogno, intanto, si è già realizzato: preparare una colazione di Natale per Jo March.
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Ingredienti:

125 gr uva passa (raisins)
125 gr uvetta sultanina (sultanas)
70 gr mirtilli essiccati, cranberries o currants
50 gr arancia e limone canditi
1 mela grande, grattugiata
100 gr farina bio gluten-free
100 gr sciroppo o malto di riso (potete sostituirlo con zucchero
2 cucchiaini da caffe’ di Mixed Spice
1 cucch.no di noce moscata
1 cucch.no di cannella
50 gr albicocche essiccate
1 arancia bio (zest + succo)
1 limone bio (zest + succo)
50 gr mandorle o noci che preferite
1 presa di sale
50 gr di olio di girasole bio

Procedimento:

Mescolate uvetta, uva passa, mirtilli o altra frutta secca (io ho scelto i cranberries perchè non amo i dolci troppo “dolci”), le albicocche tagliate in pezzi, la mela grattugiata, gli agrumi canditi, la farina ((io ho mescolato farina di riso integrale, tapioca e fecola di patata e grano saraceno in parti uguali, ma potete usare anche un preparato già pronto) e le spezie.
Aggiungete l’olio, lo sciroppo o malto di riso, il succo di un’arancia e di un limone.
Mescolate energicamente, esprimete un desiderio, e lasciate riposare per una notte intera.

Il mattino successivo, dopo aver mescolato ancora un po’ (e rinforzato il desiderio!), versate il composto profumatissimo in un recipiente da pudding (uno simile a questo sarebbe l’ideale, ma una ciotola di ceramica resistente alle alte temperature andrà benissimo), precedentemente foderato di carta da forno bagnata e strizzata.
Ricoprite la parte superiore del recipiente con altra carta da forno e della carta stagnola. Legate tutto insieme con un cordino, in modo che “il coperchio” aderisca più possibile al recipiente.

Mettete il pudding all’interno una pentola sul fuoco e riempite d’acqua fino alla metá del contenitore. Chudete la pentola con un coperchio e lasciate bollire per 5 ore, facendo attenzione che l’acqua non si prosciughi mai completamente (aggiungetene di bollente se necessario).
Dopo 5 ore spegnete e rimuovete il pudding dall’acqua, lasciandolo raffreddare per almeno un’oretta, prima di rimuovere anche il coperchio di carta stagnola.
Capovolgetelo su un piatto di portata e servitelo ancora tiepido, oppure sostituite il coperchio di carta stagnola con un nuovo, nel caso lo abbiate preparato con qualche giorno di anticipo, come andrebbe fatto per permettere di insaporirsi al meglio, e vogliate conservarlo in frigorifero fino a Natale.
Tradizione vorrebbe che si servisse caldo, facendolo scaldare per un altro paio d’ore a bagno maria, magari con della custard o del brandy butter di accompagnamento, ma vi assicuro che anche a temperatura ambiente, rubacchiato con un cucchiaino mentre vi affaccendate in cucina preparando il pranzo di Natale, è una meraviglia.

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