La dieta del Presidente

Si dice che siamo quello che mangiamo. E allora cosa mangia Trump per essere quello che è? Il Guardian ha provato a frugare nella dispensa della Casa Bianca. Con risultati sorprendenti.

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“Sei l’uomo più potente del mondo e stai per trasferirti nel palazzo più famoso al mondo, La Casa Bianca. Il tuo staff comprende cinque chef a tempo pieno, ovvero quattro volte più della maggior parte dei ristoranti. Ma cosa è in cima alla tua lista della spesa?
Buste di patatine fritte e tacos, ecco cosa c’è nella lista del neoeletto Presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

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Certo, patatine! Quale miglior sostentamento per una giornata da spendere tra decisioni di dubbio gusto e tweet postati alle 3 di mattina?
Jo Travers, dietista e autrice di The Low-Fad diet, è convinta che ci sia una relazione tra ciò che mangia e come agisce il Presidente. E, soprattutto, è particolarmente preoccupata per l’impatto della dieta di Trump (molto carica di cibo spazzatura e praticamente inconsistente in quanto a verdure) sulla sua capacità di pensare.
Tanto per cominciare, Trump non tocca praticamente nulla di tutto ciò che contiene omega-3i grassi buoni presenti nelle noci, pesce azzurro e semi di lino, di cui le nostre cellule cerebrali hanno assoluto bisogno per funzionare. “Il suo corpo – sostiene la Travers – sarà costretto a sostituirli con altri tipi di grassi, che però sono meno fluidi, e riducono la capacità funzionale dei neurotrasmettitori. Con ripercussioni anche sui disturbi dell’umore“… il che potrebbe spiegare una cosa o due!

Pensando alla remota possibilità che, anche se in ritardo, – perché lo sappiamo, è stato molto indaffarato ultimamente – Trump possa lanciarsi in buoni propositi salutari per il nuovo anno,  Travers ha alcuni suggerimenti, in linea con i cibi preferiti dal Presidente.

Circa la prima colazione, che Trump salta se può, o in cui mangia uova e pancetta se costretto, Travers pensa che sarebbe opportuno che “lui reintegrasse le sostanze nutritive il suo corpo non può immagazzinare durante la notte”. Che riducesse la pancetta, “un prodotto industriale ricavato dal maiale, raffinato, dichiarato cancerogeno (rapporto OMS 2016, ndr), per cui il suo rischio di sviluppare questa malattia è alto”. E che avesse un maggiore equilibrio tra proteine e carboidrati. “La sua dieta ricca di proteine può mettere sotto eccessiva pressione i suoi reni, se non beve abbastanza acqua.”

Un pranzo a base di polpettone, uno dei suoi preferiti, è OK secondo Travers, se accompagnato con del pane (e apparentemente lo fa), ancora una volta per l’equilibrio carboidrati-proteine. Meglio sarebbe con del pane integrale: “Il polpettone è fondamentalmente solo carne. Non ci sono fibre necessarie per la salute dell’intestino. E se non si nutrono i batteri intestinali con fibre e frutta e verdura, ci possono essere ripercussioni negative sul sistema immunitario, e addirittura infezioni”.

La cena preferita di Trump oscilla tra un Big Mac o un cesto di pollo fritto KFC. Nessuna  sorpresa, quindi, che Travers metta in guardia dal rischio di sovraccaricare il suo corpo con i grassi trans, che agiscono come grassi saturi, e sono legati al rischio di malattie cardiache. “Una maxi porzione di bistecca”, la scelta preferita di Trump, “non è necessariamente un male, ma il cibo bruciato comporta cambiamenti al nostro DNA, che possono anche causare tumori”.

Secondo la nutrizionista, gli chef della Casa Bianca potrebbero incoraggiare Trump ad abbracciare la regola delle frazioni quando si riempie il piatto. “Dovrebbe essere riempito a metà con frutta e verdura, un quarto con carboidrati e un quarto con proteine.”

Se la chiave per pensare meglio è così semplice, forse sarebbe il caso di provarci, Mr. Trump.”

{Liberamente tradotto da Sue Mesure –  Donald Trump’s Big Macs, bacon and Doritos – deconstructing his diet, The Guardian}

Il Kitchari della Maga delle Spezie

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Tilottama – parola che in sanscrito vuol dire seme di sesamo, spezia sacra e “ricca di nutrimento”- è una vecchia signora indiana che vive e lavora in California, in una bottega sulla costa est della baia di San Francisco, a Oakland. In realtà, nessuno la conosce con questo nome: per pochi intimi é Tilo, per i più, semplicemente, la maga delle spezie.
“So usare anche altro – dice – […] Le gemme splendenti di luce fredda e limpida. I liquidi che ti accendono gli occhi di bagliori variopinti finché non riesci piu a vedere altro. Ma la mia passione sono le spezie“.

È una maga, dicevo, ma non crediate vi predirrà il futuro. L’Antica, la maestra a cui deve tutta la sua sapienza, non gliel’ha insegnato: “vi impedirebbe di sperare, – diceva alle allieve – di impegnarvi al massimo. Di avere piena fiducia nelle spezie”.

Cardamomo, per evocare i sogni.
Semi di coriandolo, “sferico come la terra, per farci vedere chiaro. Bevendo l’acqua in cui lo si è messo a bagno ci si purifica dalle vecchie colpe”.
Zenzero dorato, “radice di contorta saggezza”, usato dai guaritori “per riaccendere la fiamma della vita quando brucia lenta nel ventre”, per darsi coraggio.
Curcuma, la cipria gialla che sale nell’aria della cucina “impalpabile come polvere d’oro, perduta, perduta”.
Pepe nero, per la sua capacità di far trapelare i nostri segreti piu profondi.

Riso basmati, chicchi extralunghi conservati in sacchi di iuta perché diventi più dolce.
Il fagiolo mung, sacro alla luna, da consumare di lunedí, il giorno delle donne, in cui le figlie raccontano i segreti alle madri.

Scorrendo questo elenco di ingredienti sparsi tra le pagine del romanzo della pluripremiata scrittrice Chitra Banerjee Divakaruni , ho strabuzzato gli occhi: era proprio lei, la Maga delle Spezie, a consegnarmi la ricetta del Kitchari, uno dei piatti a me più cari della tradizione ayurvedica, l’antichissima scienza medica indiana.

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IL KITCHARI

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Credit: Rivistanatura.com

I fagioli mung (o mungo o fagioli indiani o soia verde) non sono molto comuni nella nostra cucina e nei supermercati italiani.

Probabilmente ne conoscete i germogli, comunemente noti come “germogli di soia“, che avrete di certo visto nel banco frigo, tra le verdure tagliate e le insalate pronte, e probabilmente anche assaggiato in qualche Involtino primavera o Phở coreano.

In realtà, non sono affatto un tipo di soia e, tecnicamente, nemmeno di fagiolo: sono infatti una fabacea, ovvero un legume a se stante, e dall’ottimo profilo nutrizionale.

100 g di mung contengono, infatti, quasi 24 gr di proteine, più una buona dose di ferro, magnesio, fosforo e vitamine del gruppo B (acido folico in particolare).

Ricordate, però, due piccoli trucchetti:
1. per poter davvero beneficiare dell’apporto proteico di un piatto di legumi dovete sempre associarlo nello stesso pasto a dei carboidrati, meglio ancora se integrali, proprio come il kitchari che vi propongo, cosí che gli amminoacidi essenziali dei secondi completino quelli dei primi e formino una proteina magra completa e immediatamente biodisponibile.
2. come gli altri legumi, per facilitarne la digestione ed evitare il formarsi della famigerata aria intestinale, vi consiglio di metterli a bagno per una notte intera, buttando via l’acqua di ammollo il mattino successivo e sciacquandoli attentamente, e poi di cuocerli con un pezzetto di alga kombu, un’alga bruna (ormai reperibile in qualsiasi negozio di alimentazione naturale) e che contiene gli enzimi in grado di rompere i legami degli zuccheri complessi che, non essendo digeribili dall’intestino umano, causano il fastidioso gas intestinale.

L’Ayurveda consiglia di fare un detox di tre giorni a base unicamente di Kitchari, mangiando questo piatto a colazione , pranzo e cena, senza limiti nelle quantità, e accompagnandolo con tisane, movimento dolce, camminate all’aria aperta.
Questo cleanse ayurvedico può essere fatto in qualsiasi periodo dell’anno
(fatto salvo che non ci siano particolari patologie e/o condizioni di salute di cui tener conto), ma è particolarmente consigliato ai cambi di stagione, nei periodi di transizione e, in generale, ogni qual volta si senta il bisogno di resettarsi e ripartire (bagordi natalizi, anyone?) 

Per l’Ayurveda, i benefici del Kitchari sono molti:

– é un potente antinfiammatorio, grazie alla curcuma combinata con il pepe (trovate qui il vademecum definitivo su come utilizzarla per essere sicuri di assorbirne tutti i benefici) 
– aiuta il fegato nella eliminazione di tossine
– carico di cipolle, aglio, zenzero, ha un potente effetto antibatterico e antibiotico naturale, utile a supportare il sistema immunitario (preziosissimo in questo periodo dell’anno e in primavera)
è estremamente facile da digerire: essendo un “monomeal”, un piatto unico, facilita il lavoro dello stomaco, aiutato, peraltro, da particolari spezie carminative e digestive e da quelle che attivano il cosiddetto “agni”, il fuoco digestivo, la chiave della buona salute secondo l’Ayurveda
– alcalinizza il corpo, spazzando via i residui di alcool, troppi zuccheri e non abbastanza self care
– pulisce il corpo, dandogli una tregua, senza affamarlo o strizzarlo in detox smoothie-succhi-verdi del tutto inappropriati e fuori stagione, regimi alimentari imposti dalla mente al corpo,

Pur essendo un piatto della tradizione indiana, possiamo interpretarne i benefici anche alla luce della medicina macrobiotica e della Medicina Tradizionale Cinese:
– la presenza di foglie verdi, coriandolo e limone aiutano a depurare il fegato (Tree Energy),
le spezie lavorano su cuore e intestino tenue (Fire energy), ma anche sullo stomaco attivando la digestione (Earth Energy),
– il pungente dello zenzero, combinato al riso basmati integrale e a fagioli piccoli e compatti come i mung, aiutano il colon e la pelle (Metal energy),
– verdura in radice come le carote e il brodo salato e ricco di minerali grazie ad alga kombu e tamari  rinforzano i reni (Water energy).

Per me, semplicemente, ormai il kitchari è il piatto che mi riporta a casa. Che mi fa tornare a me stessa.

Lo preparo quando settimane di avo on toast e matcha latte nei mille caffè di Londra hanno messo a dura prova il mio equilibrio, fisico e mentale, facendomi sentire fuori forma o fuori fuoco.
Mi aiuta a ricordare che mi sento meglio quando mi prendo cura di me stessa e che posso farlo cominciando da quello che metto, ogni giorno, nel mio piatto.
Che “Ha un’aria comunissima, perché tale è la natura della magia più profonda. La magia più profonda che si nasconde nel cuore della nostra vita di ogni giorno, un guizzo di fuoco, se solo avessimo occhi per vedere.”
Che tornare in cucina – e affettare, tagliuzzare, tostare, macinare – è una pratica meditativa e di pura mindfulness – un atto davvero “grounding” si direbbe qui in UK – che ti riporta “a terra”, radicandoti nel momento (provate a essere sovrappensiero e non totalmente presenti mentre cucinate, ne vedrete delle belle).
Che le cattive abitudini (alimentari e non, che tutti – TUTTI! – sviluppiamo ogni tanto) non si combattono scendendo in spirali di sensi di colpa e di autoflagellazione, ma, al contrario, introducendo, con amore, delle nuove abitudini, che, piano piano e con estrema naturalezza, scacceranno via le vecchie.
Che migliorarsi e sentirsi meglio è il primo passo verso il rispetto e l’amore di sé.
E che non servono una Maga (sia pure delle Spezie) o una dieta dai denti aguzzi (e tanta fame!) per amarsi un po’ di più.

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INGREDIENTI:
250 g fagioli mung, messi a bagno per una notte
1 striscia di alga kombu
2 cipolle, affettate
3 spicchi d’aglio, schiacciati
1 pezzo di zenzero (4 cm), affettato a bastoncini
4 carote, a cubetti
1 gambo di sedano, a cubetti
1 cucchiaio di ghee o olio evo

2 foglie di alloro
1 cucchiaio di semi di cardamomo, aperti e pestati
1 cucchiaio di cumino in semi
1 cucchiaio di coriandolo in semi
1 cucchiaino di cumino in polvere
1 cucchiaino di coriandolo in polvere
1 cucchiaino di curcuma in polvere
1 spolverata abbondante di pepe

Per servire:
300 g di spinacini freschi
1 mazzetto di coriandolo fresco
il succo di un lime o limone
Riso basmati integrale, cotto

PROCEDIMENTO:

La sera precedente, sciacqua (fallo sempre con legumi e cereali! leggi qui perché) e metti a mollo i fagioli mung. La mattina dopo, butta via l’acqua di ammollo, sciaquali e scolali bene.

Tosta i semi di cumino, coriandolo e cardamomo in una padella asciutta, quando cominciano a sprigionare il profumo, aggungi velocemente anche il cumino e il coriandolo in polvere e togli la padella dal fuoco (le spezie in polvere bruciano facilmente). Pesta il tutto in un mortaio in pietra e metti da parte a raffreddare.

In una pentola a fuoco medio, metti l’olio (o il ghee se vuoi essere filologica, il burro chiarificato caro alla tradizione ayurvedica), le cipolle a cubetti, l’aglio (che avrai ridotto in poltiglia con lo schiaccia aglio) e lo zenzero a bastoncini. Quando le cipolle avranno assunto un colorito traslucido, aggiungi l’alloro, le carote e il sedano. Lasciali ammorbidire per qualche minuto, continuando a mescolare, quindi aggiungi i fagioli mung, ben scolati. Lasciali insaporire per un minuto, quindi copri con acqua abbondante. Aggiungi una striscia di alga kombu lunga 4-5 cm (ammorbidisce i legumi, agevola il tempo di cottura e la tua digestione!), chiudi la pentola e porta a bollore.

Quando bolle, abbassa la fiamma e lascia cuocere a fuoco lento per una ventina di minuti.

Aggiungi la curcuma, il pepe, il tamari (o la salsa di soia, se non hai problemi con il glutine) e continua a cuocere per 5 minuti.

Spegni il fuoco e aggiungi le foglie di spinacino crudo, il coriandolo fresco (foglie e steli, tritati finemente con un coltello) e il succo di limone.

Accompagna con del riso basmati integrale e servi ancora caldo.

PS: Se decidi di provare i 3 giorni di Kitchari Cleanse, raddoppia la dose della ricetta. Puoi prepararne una grande pentola la mattina del primo giorno e conservarla in frigo, riscaldando, di volta in volta, la porzione che decidi di mangiare.

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Pantone Smoothies

Ormai tra estratti, succhi e smoothies, se ne vedono davvero di tutti i colori, ma siamo pronte a scommettere che cosí non ne avete mai visti!

Hedvig Astrom Kushner è un’art director svedese, approdata a New York dopo anni tra Londra e San Francisco, che, proprio come il nostro amato SaladLover David Bez, un giorno ha deciso di rendere più belle e colorate le sue pause di lavoro.

Di qui, sono nati i suoi Pantone Smoothies: qui sotto trovate i nostri preferiti (avo mango & lime! ohhh!), ma potete fare un salto sul suo Pantone Smoothies Website per la tavolozza completa!

Cheers e (letteralmente) alla salute!

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Quella sporca dozzina. Comprare BIO il 27 del mese (e fare colazione su Instagram!)

dirty_dozen_huff_postChe sia sempre meglio comprare frutta e verdura biologica, ormai, lo abbiamo capito: solo acquistando bio possiamo fare il pieno di vitamine e minerali con la sicurezza di stare lontani da OGM e pesticidi di sintesi (che siate pro o contro, date un’occhiata a questo bell’articolo di Dario Bressanini).
Tuttavia, soprattutto a fine mese come oggi, non è sempre possibile farlo: i costi del biologico sono di solito molto più alti (30-50%) del cosiddetto convenzionale e non sono certo alla portata di tutte le tasche.

Come fare, allora, quando andiamo a fare la spesa “on a budget”, ma non vogliamo esporre i nostri figli ai potenziali danni da pesticidi (rischio di cancro, problemi al sistema nervoso)? Possiamo concentrarci sui cosiddetti “Clean Fifteen”, ovvero i 15 prodotti ortofrutticoli che secondo l’Environmental Working Group hanno il più basso indice di residui chimici nella polpa edibile e che, quindi, possiamo tranquillamente comprare non-organici:

  1. CIPOLLE
  2. MAIS (attenti all’OGM, ma questo è un altro discorso!)
  3. PISELLI
  4. MELANZANE
  5. ASPARAGI
  6. PATATE DOLCI
  7. CAVOLFIORE
  8. CAVOLO CAPPUCCIO
  9. AVOCADO
  10. ANANAS
  11. MANGO
  12. PAPAYA
  13. POMPELMO
  14. KIWI
  15. MELONE CANTALUPO/ANGURIA

Assicuriamoci, invece, di acquistare sempre la “sporca dozzina che segue nel reparto bio:

  1. MELE
  2. PESCHE
  3. PESCHE NOCI
  4. FRAGOLE
  5. UVA
  6. MIRTILLI
  7. SEDANO
  8. PEPERONI
  9. SPINACI
  10. POMODORI
  11. CETRIOLI
  12. PATATE

in cui sono stati ritrovati fino a 40 pesticidi diversi in un singolo prodotto.

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Prendiamo ad esempio le mele.
Una mela al giorno, si diceva un tempo, leva il medico di torno, e i moderni studi scientifici hanno dato ragione ai nostri nonni.
La buccia della mela è infatti ricca di quercetina – un flavonoide dotato di “poteri magici” (è un potente anti-ossidante, anti-infiammatorio e anti-istaminico, utile perciò in caso di allergiie, riduzione del colesterolo “cattivo” LDL, prevenzione arteriosclerosi e, in provetta, addirittura inibitore della crescita tumorale) e di fibre (una mela ne contiene circa 3 – 3,5 grammi, di cui la metà proprio nella buccia, utili per regolarizzare il trasito intestinale e tenere sotto controllo il colesterolo, riducendo così il rischio di infarto, obesità e diabete).
Tuttavia, da qualche anno, le mele sono tristemente in cima alla classifica degli alimenti più trattati e, purtroppo, la buccia, porosa al pari di quelle di pesche e uva, si comporta come una vera e propria spugna. Non basta, quindi, lavare o strofinare energicamente una mela non biologica: per essere certi di non immettere nel nostro corpo e in quello dei nostri figli ntutti questi pesticidi, bisogna sbucciarla, ma a quel punto… perchè mangiarla?

Se siete a fine mese, quindi, meglio rinunciare alle mele e scegliere un’altra opzione per il vostro spuntino di metà mattina. Un avocado on toast, magari? Vedo già salire la vostra popolarità su Instagram!

This girl can (il corpo delle donne)

this-girl-canSe siete venuti a Londra in vacanza quest’estate, avrete senz’altro visto, mentre aspettavate la metro a King’s Cross o passeggiavate per Piccadilly, pubblicità di ragazze in bikini che escono dall’acqua, donne che corrono in pantaloncini e canottiera o pedalano su una bici in salita.
Detta cosí, sembra l’ennesima campagna di Somatoline, Intimissimi o dei Cereali che, ogni anno a primavera, promettono di farti diventare magra a colazione: prodotti diversi con il solo scopo di ricordarti che “hey, baby, la prova costume è dietro l’angolo e tu sei grassa e inadatta a mostrarti in spiaggia per quella che sei”.

Inadatta: ecco il punto. Questa campagna di Sport England, il Ministero inglese dello sport, tenta di scardinare proprio questo pregiudizio: non c’è corpo inadatto allo sport.
Ricerche universitarie e indagini in palestre e associazioni sportive hanno, infatti, mostrato come negli ultimi anni sia cresciuto il numero di donne tra i 14 e i 40 che rinunciano a muoversi per paura di essere giudicate: sentono il proprio corpo goffo,  flaccido, sovrappeso, ancora più repellente se sudato o costretto in pantaloncini aderenti e top striminziti che lasciano poco spazio all’immaginazione. E cosí rinunciano a quella sola attività che avrebbe un doppio effetto positivo, sulla salute e sull’autostima.
Per combattere tutto questo è nata questa campagna, “this girl can“, che da mesi gira nei cinema, in televisione e online con questo video:

3040869-inline-i-1-the-girl-can-campaign-gets-british-women-moving  this-girl-can-8 thisgirlcan2Corpi veri, con forme e dimensioni differenti, che si muovono, sudano, si divertono e faticano nuotando, giocando a calcio, ballando, facendo boxe. Corpi che di certo non siamo abituate a vedere in televisione, sui giornali o nelle gigantografie in metropolitana.

Qui in Inghilterra alcune femministe hanno gridato allo scandalo e al sessismo: perché riferirsi a tutte le donne come a delle “ragazze”? Perché, ancora una volta, connotare il corpo femminile con i termini di “hot” e “sexy” (“sweating like a pig, feeling like a fox“ dice un’immagine, ovvero “sudo e mi sento figa”; “damn right I look hot“ si dice su un’altra, ovvero “puoi dirlo forte che sono sexy“) o usare un linguaggio sessista (“I kick balls, deal with it“, ovvero “tiro calci alle palle, fattene una ragione”)? Perché quegli zoom spinti su sederi, seni, cosce, parti del corpo come se fossimo in macelleria? Un’altra occasione sprecata, dicono qui, per parlare di sport come socialità, liberazione dai problemi di casa e lavoro, divertimento lontano anni luce dal culto del corpo.

Sarà pur vero – e non posso che concordare con certe affermazioni -, ma quanto mi sembrano lontane queste strade piene di immagini di donne vere dai manifesti estivi a cui ero abituata in Italia, agli spot televisivi, alle copertine delle riviste che da marzo cominciavano ad agitare lo spettro della prova costume.
Già, la prova costume. A quella in bikini e cosce perfette, nonostante queste critiche, io preferisco questa qui sotto:

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Avanzi e Rimanzi: arriva in Puglia il Food Revolution Day di Jamie Oliver

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Venerdí 15 maggio si celebra in contemporanea mondiale il Food Revolution Day, evento promosso dallo Chef inglese Jamie Oliver per sensibilizzare i governi sui temi dell’educazione alimentare infantile.
Un appuntamento annuale di consapevolezza e impegno volto a promuovere una miglior cultura alimentare che permetta di educare i bambini a nutrirsi nel rispetto della salute e del pianeta.

I numeri della scorsa edizione del FRD raccontano cifre da capogiro: migliaia di volontari in tutto il mondo hanno dato vita a oltre 10.000 eventi in 120 Paesi mentre l’hashtag #FRD2014 ha raggiunto oltre 1 milione di persone su Twitter.

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Grazie alla sinergia di Avanzi Popolo, noi di Romeo & Julienne, Teatro Kismet e Vittoria Facchini, quest’anno, per la prima volta, questa rivoluzione colorata e saporita arriva anche in Puglia con il laboratorio dal titolo “AVANZI E RIMANZI: sapori, parole e colori contro lo spreco” all’interno del programma del “Maggio all’infanzia 2015″.
Vittoria FACCHINIVenerdí 15 maggio alle ore 18, infatti, l’illustratrice pugliese Vittoria Facchini, allieva di Emanuele Luzzati e autrice di numerosi albi illustrati, guiderà i bambini in un laboratorio di illustrazione dedicato al tema della lotta allo spreco del cibo per preparare insieme un manifesto-illustrazione anti-spreco.
Un omaggio a Gianni Rodari, poeta di “pane, parole e pace“, grande precursore di tematiche ambientali con le sue filastrocche-manifesto in salvaguardia di cibo e pianeta.Il laboratorio si svolgerà presso il Teatro Kismet ed è dedicato ai bambini di età 6-10 anni, che lavoreranno con tempere, colle, carte colorate, parole ritagliate, cibi di recupero. Per info: 080.5797667  – info@teatrokismet.it

apNel corso del laboratorio interverranno:

– i volontari di Avanzi Popolo, progetto per la condivisione del cibo nella città di Bari che presenteranno dei dati sullo spreco e mostreranno il funzionamento della piattaforma di foodsharing www.avanzipopolo.it

– noi di Romeo&Julienne, ambasciatrici per la Puglia della Jamie Oliver Foundation , che presenteremo la campagna internazionale, invitando i presenti a firmare la petizione per l’introduzione dell’educazione alimentare nei corsi scolastici.
Una petizione ancora più urgente dopo l’ultimo allarme dell’Oms (gennaio 2015): nel mondo, oltre 42 milioni di bambini sotto i 5 anni sono obesi e le stime prevedono che il numero salga a 70 milioni in dieci anni se non si interviene.
Una situazione drammatica in Puglia, quarta in Italia per numero di obesi (preceduta da Basilicata, Molise e Abruzzo) e seconda per persone in sovrappeso (prima la Campania). A preoccupare sono soprattutto le cifre che riguardano i più piccoli: il 30 per cento dei bambini pugliesi fra i 6 e 10 anni è in sovrappeso (fonte Osservasalute, Roma, aprile 2015).

Alice festeggia 150 anni. Vieni a cena con noi

banner_cena L’anno appena cominciato è un anno speciale per noi di Romeo e Julienne. La nostra cara Alice e tutte le sue Meraviglie festeggiano i 150 anni dalla pubblicazione e abbiamo deciso di volare a Milano e festeggiarla con una cena in suo onore. Il Cappellaio matto, la Regina di cuori e il Brucaliffo si sono già seduti a tavola. Non fare come il Bianconiglio e prenota subito il tuo posto accanto ad Alice cliccando qui: Eventbrite - La Cucina delle Meraviglie - A cena con Alice by Romeo e Julienne