Women in Food – Alla scoperta di Barcellona con Stefania Talento

Photocredits: In&Out Barcelona

Per visitare una città, lo sappiamo, non c’è niente di meglio che affidarsi a chi la vive ogni giorno. Nessuna guida “classica”, per quanto aggiornata e completa, può sostituire il consiglio di un local, soprattutto quando si tratta di scegliere dove mangiare o dove bere un buon bicchiere: è anche su questi presupposti che la sharing economy, quando si tratta di viaggi, basa il suo successo.

Tutto questo è ancora più significativo se parliamo di città iper turistiche, come Barcellona. Dagli anni ’90, ai tempi delle Olimpiadi, l’ascesa della capitale catalana sembra inarrestabile, con una mole di turisti spesso difficile da gestire. E mentre gli abitanti si ritagliano, non senza qualche difficoltà, spazi di socialità propri, qualcuno ha deciso che era ora di mostrare a tutti, residenti e viaggiatori, il vero volto di questa città magica e poliedrica: abbiamo fatto una chiacchierata con Stefania Talento che, insieme al suo compagno Andreu Font, ha creato In&Out Barcelona. Definirlo blog sarebbe riduttivo: è allo stesso tempo magazine, punto di riferimento a proposito di locali e ristoranti, guida per chi vuole conoscere davvero la città.

Pugliese di nascita, catalana di adozione: quando e come sei arrivata in Catalunya?
Dopo gli studi a Bari e Modena, sono arrivata a Barcellona, 6 anni fa, tramite il progetto Leonardo per fare un tirocinio post-laurea all’estero. L’ironia della sorte è che mi sono laureata con un anno di ritardo proprio perché non riuscivo a superare un esame di spagnolo! Barcellona l’ho scelta praticamente a caso. Ma appena scesa dall’aereo ho avuto subito una bellissima sensazione.
Dopo il tirocinio di 3 mesi, intensissimi, in un’azienda che organizza eventi e congressi per case farmaceutiche e cosmetiche, sono stata assunta per altri 6 mesi.

Come sono stati i primi mesi in città?
Molto impegnativi. Ho frequentato un corso di lingua intensivo e lavoravo con ritmi molto serrati. Per fortuna al lavoro ho conosciuto Andreu, il mio attuale compagno, che ha iniziato a portarmi in giro per la città come una persona del posto – mentre per i primi 3 mesi ho vissuto con la Lonely Planet – dal momento che lui è mezzo catalano e mezzo portoghese.
Mi sono accorta che Andreu conosceva davvero un sacco di posti, e così gli ho suggerito di cominciare a scriverne. Nel 2012, quasi per gioco, è nato In&Out Barcelona, dove IN era riferito ad Andreu, e OUT era riferito a me, che vedevo le cose con lo sguardo della persona che viene da fuori. All’inizio scrivevamo in italiano e spagnolo, poi abbiamo abbandonato l’italiano e al momento scriviamo in spagnolo e inglese.

Photo credits: In&Out Barcelona

Da cosa è nato il sito e come si è evoluto il sito in questi anni?
Alla base c’è l’idea di promuovere tutti quei piccoli progetti che hanno a che fare con il cibo a Barcellona, soprattutto cercando di raccontare ciò che per noi ha valore.
Negli anni poi sono aumentate le richieste di agenzie e aziende che ci invitano a collaborare come partner, ma cerchiamo di mantenere tutto sul piano dell’autenticità perché vogliamo che ciò che è nel blog ci sia perché il progetto è interessante. Per questo motivo non trovate grandi catene: non perché non lavorino bene, ma perché preferiamo ciò che è più contenuto, nato dalla piccola imprenditoria, con una solida base di valori alle spalle. Questo è ancora più importante nel momento in cui molti, in risposta alla crisi, hanno aperto un ristorante senza però esserne in grado.

Al momento il blog è diventato il tuo lavoro; ci racconti questo cambiamento?
Abbandonato il mondo degli eventi, ho iniziato a “giocare” coi social e a studiare il marketing digitale. Dopo l’azienda di eventi in cui avevo cominciato come tirocinante, ho fatto la coordinatrice per British Telecom. Nel frattempo Andreu lavorava in un’agenzia di comunicazione. La vita d’ufficio ci sembrava una gabbia; io contavo le ore che mancavano al ritorno a casa, quando avrei potuto dedicarmi a In&Out Barcellona, che era il progetto che veramente mi dava motivazione e mi faceva “battere il cuore”. Così, con molte incertezze e timori, abbiamo deciso di lasciare il nostro lavoro fisso e di diventare liberi professionisti.
Nel frattempo, circa 2 anni fa, era uscita la prima guida indipendente sui locali di Barcellona scritta insieme a un altro blog, O lo comes o lo dejas. In meno di 2 mesi le 2000 copie che avevamo stampato sono andate sold out, così come gli eventi che abbiamo chiamato Foodie Pop-up experiences, in cui chiedevamo ai nostri chef preferiti di sfidarsi in un benevolo duello con altri chef, creando cene a tema molto particolari.
Per sostenere le attività del blog, inoltre, abbiamo iniziato a gestire i social di alcuni clienti (ristoranti e locali) come social media manager. In&Out amplia i suoi servizi e diventa così un’agenzia di comunicazione non convenzionale, dove alla base della collaborazione c’è sempre una condivisione di valori con i clienti. 

Photo credits: In&Out Barcelona

Quali sono i prossimi progetti di In&Out Barcelona?
La nostra seconda guida, “24 hour Foodie People” è uscita in 2500 copie, anche queste andate a ruba.
Un’altro progetto che ci piace molto è quello legato al vermut, una bevanda buonissima, qui molto diffusa ma poco conosciuta in Italia, soprattutto al di fuori dalle grandi marche. E pensare che a Barcellona è stato diffuso alla fine dell’800 proprio da un italiano, che aprì il primo bar del vermut in stile modernista all’inizio di Paseo de Graçia, creando un forte legame tra Torino e Barcellona. Ci piaceva l’idea di divulgare queste storie, e per questo abbiamo iniziato a creare dei tour del vermut, con assaggi e racconti.  

Photo credits: In&Out Barcelona

E i tuoi progetti personali?
Da settembre partecipo personalmente a Ladies Wine and Design. Nato a New York da Jessica Walsh, illustratrice, è una piattaforma che vuole promuovere la partecipazione delle donne ai vertici dei settori creativi. L’idea di fondo è smettere di lamentarsi e creare dei momenti di condivisione/networking, in cui promuovere talenti femminili da ogni parte del mondo.
Se esci di lì e ti chiedi “cosa farei se non avessi paura?” è già un ottimo un segnale. È così che ho deciso di lasciare il mio lavoro d’ufficio! Servono iniezioni di motivazione, e strumenti per credere che ce la puoi fare. Che puoi fare quello che ti piace, e farlo con felicità.