Women in Food – La Cucina del Sole, la prima scuola di cucina italiana di Amsterdam

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Anni fa, in un cineclub di provincia, vidi un film danese in stile Dogma intitolato “Italiano per principianti”. In breve, un gruppo di persone dal vissuto eterogeneo si ritrovava a intrecciare le proprie esistenze ad un corso di italiano, accomunati da una passione per il nostro Paese che negli stranieri trovo sempre molto naïf e commovente. Ovviamente comprendo il motivo per cui un danese è affascinato dall’Italia, ma quello che mi fa sempre un po’ sorridere è questa visione stereotipata della nostra dolce vita, in cui ovviamente rientra anche il cibo.

Per questo, quando ho conosciuto Nicoletta Tavella, ho voluto condividere la sua storia. Che è quella di un’italiana ormai adottata dalla capitale olandese (ci vive da 30 anni, parlando perfettamente la lingua), dove all’inizio degli anni 2000 ha aperto la prima scuola di cucina italiana. E cosa c’è di più rilevante, per raccontare la nostra cultura agli altri popoli?

In attesa di visitarla di persona, questo mese per Women in Food vi racconto di Nicoletta e della sua Cucina del Sole.

Nicoletta, sei genovese di nascita ma hai vissuto un po’ ovunque. Come sei approdata ad Amsterdam?
Hai detto bene. Sono nata a Genova ma con la mia famiglia ci siamo presto spostati in altre città: Palermo, Bologna, Novara, poi Bari dove ho vissuto fino ai miei 22 anni. Qui ho frequentato il liceo classico e ho provato a studiare giurisprudenza, ma non faceva per me e quindi ho cambiato per la Scuola Interpreti. L’esperienza che mi ha cambiato la vita, a 19 anni, è stato l’Interrail, con due amiche del cuore. Dovevamo arrivare a Londra, ma ci siamo fermate ad Amsterdam e lì è scoccato un doppio colpo di fulmine: per la città, che ho adorato da subito, a partire dalla passeggiata che dalla stazione mi ha portato l’ostello; e per un Amsterdammer, conosciuto lo stesso giorno in cui sono arrivata.
Per 3 anni ho fatto avanti e indietro tra la Puglia e l’Olanda, fino a che, un giorno, ho deciso di mollare tutto (università compresa) e partire: a sorpresa per tutti, compreso il mio fidanzato. Da quel giorno, non sono più andata via!

Come hai mosso i primi passi in Olanda?
Per 15 anni ha fatto la traduttrice; pur non avendo finito la scuola ero brava e avevo molto lavoro, soprattutto traduzioni tecniche, computer, software ecc. Era un mercato diverso da quello di oggi.

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E la cucina?
Sono da sempre appassionata di cibo e i tanti anni trascorsi in Puglia hanno lasciato il segno sulla mia cucina: lì c’è un’attenzione e una cura del prodotto che, a mio parere, non si trovano da nessun altra parte del mondo.
Un giorno un’amica mi ha chiesto di tenere delle lezioni di cucina italiana, e il feedback da parte dei partecipanti è stato super positivo. Questo mi ha motivato a continuare, in maniera occasionale. Dopo 2 anni da questo primo esperimento, però, sono entrata in crisi con il mio lavoro: non volevo più fare la traduttrice, era finita la passione e cambiato tutto.
Ho intrapreso allora un percorso spirituale con una coach, per capire che cosa volessi fare davvero. Fino ad allora avevo sempre visto la cucina come un hobby, ma quell’esperienza mi ha aiutato a capire che era la mia strada.

Quando e come hai aperto la tua scuola di cucina italiana?
Dal 2000 tenevo lezioni di cucina e nel 2002 ho aperto la Cucina del Sole. Aprire un’impresa è molto facile in Olanda: in mezza giornata (sic!) si fa tutto, dall’iscrizione alla camera di commercio all’allaccio delle utenze. La legislazione è meno severa in merito alle norme di igiene e gli organi di controllo sono molto più flessibili che da noi, basandosi sempre sulla buona fede degli imprenditori.

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Come funziona la scuola?
Io mi occupo della didattica, scrivo libri e faccio consulenze su ricette e non solo. Inoltre facciamo anche catering su richiesta, anche se la cosa che preferisco è proprio cucinare con la gente, trasmettere ad altri la mia passione e scoprire a mia volta nuove cose. Lavoro con dei collaboratori freelance ma cerco sempre di essere presente a tutte le lezioni!
C’è un calendario di corsi che prevede un ciclo di 4 lezioni sulle basi della cucina italiana, oltre a workshop monotematici sulla cucina regionale, la cucina vegetariana italiana, ecc.
Lavoriamo anche moltissimo con le aziende, proponendo esperienze di team building in cucina.

Raccontami qualcosa dei tuoi clienti. Chi sono? Cosa li spinge a venire da te?
Oltre alle aziende, in generale sono persone che amano la cucina italiana, che ormai è molto diffusa in Olanda. La pasta la mangiano tutti e anche nei supermercati si trovano facilmente ingredienti di buona qualità. Molti però hanno un’idea distorta del nostro cibo: per esempio qui vendono dei mix di erbe “italiane” con dentro di tutto! Oppure, si pensa che i pelati siano una cosa da non usare perché in scatola o in barattolo, oppure che la pasta “fresca” (anche quella plasticosa comprata in vaschetta al supermercato) sia sempre e comunque meglio di quella secca 🙂 Gli olandesi non sono molto per il “less is more”, mentre io cerco di far vedere loro la magia dei pochi, buoni ingredienti con cui si ottengono piatti squisiti, insegno ad usare l’olio extravergine d’oliva, cerco di trasmettere l’amore e cultura del bello e del buono.
E devo dirti anche che ai miei corsi ci sono sempre più uomini che donne! Qui adesso (è una cosa degli ultimi anni, dovuta credo a tutti questi chef televisivi) spesso sono gli uomini che cucinano a casa per la famiglia, molto più delle loro partner.

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C’è qualche episodio che ti è rimasto particolarmente impresso in questi anni?
Una volta abbiamo fatto la festa di addio al nubilato di una ragazza, le invitate erano tutte sulla trentina. A un certo punto una è venuta da me con una cipolla in mano e mi ha chiesto: e io con questa cosa ci faccio?In Olanda c’è tanta gente che non cucina MAI, e che quindi non ha mai sbucciato una cipolla. È in queste occasioni che imparo a “ridimensionarmi”, ossia a non dare per scontato che tutti sappiano – o amino – cucinare. E che realizzo ulteriormente che fare l’insegnante di cucina vuol dire anche insegnare le cose più basilari, che spesso per noi sono del tutto normali e quotidiane.

Ma tu non ti stufi mai di cucinare?
Non mi stufo mai, perché è veramente una passione. Cucino 2 volte al giorno e a casa sono molto più sperimentale. Continuo a inventare ricette, scrivere, leggere, mi interesso al cibo come elemento curativo, al cibo come magia: erbe e spezie mi affascinano sin da quando ero ragazzina.
Inoltre, mi appassionano non solo le nostre cucine regionali ma anche quelle internazionali. Durante i miei viaggi compro sempre libri di cucina locali, dal Messico, all’India, al Vietnam. [Nel 2011 Nicoletta ha condotto “La cucina degli altri”, 40 puntate su Gambero Rosso Channel in cui ha potuto cucinare con gli chef di mezzo mondo NDR].

Che consiglio daresti a chi vuole cambiare strada e seguire le sue passioni, come hai fatto tu?
Il mio consiglio è di non fare l’errore di pensare di essere da sola. C’è sempre qualcuno a cui chiedere consiglio, per me i punti di luce sono le amiche che mi hanno ispirato. Chiedere, guardarsi in giro e saper leggere i segnali che ci arrivano dall’universo. Se non sai qualcosa, chiedi a qualcuno che ne sa più di te!