Chef (e comuni mortali) antispreco unitevi!

I riflettori si sono appena spenti sugli impianti sportivi di Rio de Janeiro (momentaneamente, perché il 9 settembre cominciano le Paralimpiadi: e se le premesse sono queste, io non me le perderei), abbiamo smesso di fare la conta delle medaglie e, personalmente, ho ripreso ad avere una vita sociale. Le Olimpiadi sono finite, e a questo punto è giusto chiedersi che cosa ne resterà. Sulle proteste, anche violente, collegate all’evento abbiamo già letto quasi tutto, ma è bello sapere che ci sono anche ricadute sociali positive. Le buone notizie riguardano il cibo e arrivano, guarda caso, dal mondo degli chef stellati.

Noi tutti li immaginiamo concentrati sulle loro creazioni (e anche un po’ fuori di testa: sarà colpa di quei ritratti in cui hanno sempre lo sguardo oltre la camera?) e resi insensibili da un ego ipertrofico. Se questo è un ritratto quasi fedele dei peggiori esemplari della categoria, non rende giustizia a molti altri. Perché c’è anche chi ha deciso di spendere parte del proprio talento aiutando chi lotta ogni giorno per la sopravvivenza, oppure promuovendo un modo diverso di concepire il sistema della produzione alimentare: sono gli chef antispreco, che hanno scelto il lato sostenibile ed etico della cucina.

Gastromotiva_6 romeo e julienne

Proprio da Rio arriva RefettoRio Gastromotiva, l’ultima di una serie di iniziative nate da Massimo Bottura (non vi dobbiamo dire chi è, vero?), coadiuvato in questo caso dal brasiliano David Hertz. Per tutta la durata dei Giochi Olimpici una brigata di chef ha cucinato 5000 pasti al giorno utilizzando solo gli scarti del catering del villaggio olimpico: frutta e verdura imperfetta e ingredienti prossimi alla scadenza. Un modo intelligente per garantire accesso a un cibo di alta qualità alle fasce più povere della popolazione, oltre che un’occasione di formazione professionale per aspiranti cuochi e bartender.
Gastromotiva ha funzionato per tutta la durata delle Olimpiadi e continuerà a servire pasti anche durante i Giochi Paralimpici. La speranza è che prosegua con le sue attività anche dopo l’evento, così come è già successo con il Refettorio Ambrosiano di Milano, nato in collaborazione con Caritas Ambrosiana durante Expo 2015 e tutt’ora all’opera grazie ad una partnership con l’Ortomercato cittadino. Entrambi i progetti sono promossi da Food for Soul, l’organizzazione non-profit da fondata da Bottura per combattere lo spreco alimentare.

refettorio ambrosiano romeo e julienne

Per il progetto milanese, un teatro abbandonato è stato trasformato in una moderna mensa per poveri, con più di 60 chef da tutto il mondo a cucinare le eccedenze provenienti da Expo. Durante i 6 mesi dell’esposizione, 100 volontari hanno lavato i piatti, pulito i pavimenti e servito oltre 10.000 pasti salutari e stagionali, recuperando così oltre 15 tonnellate di cibo altrimenti destinate alla discarica. All’esterno della struttura, un’insegna al neon dell’artista Maurizio Nannucci recita NO MORE EXCUSES, a testimoniare l’impegno del Refettorio. Artisti, architetti e designer hanno contribuito a trasformare il concetto di mensa dei poveri in un luogo di condivisione e cultura. Anche dopo la chiusura di Expo, il Refettorio Ambrosiano continua a servire pasti ai senzatetto di Milano per 5 giorni alla settimana.

romeo e julienne food waste

Ma non bisogna essere per forza il miglior chef al mondo per farsi carico di una diversa visione sostenibilità alimentare e dello spreco. Gli esempi di professionisti o semplici cittadini che si impegnano per salvare cibo ancora perfettamente commestibile dalla spazzatura sono tanti, in ogni parte del Pianeta.
In California è nata da meno di un anno Imperfect Produce, una startup che si approvvigiona direttamente dai coltivatori raccogliendo frutta e verdura che verrebbero altrimenti scartate, perché troppo “brutte” per il mercato. Settimanalmente i prodotti vengono impacchettati in box del costo di circa 12$ e consegnati porta a porta agli abbonati. Così si riesce ad abbattere l’enorme spreco di prodotti freschi e ad assicurare cibo di stagione e di qualità a prezzi popolari.
In Danimarca, invece, è nato quest’anno WeFood, il primo “supermercato dello scarto”, che mette in vendita anche cibi confezionati (prossimi alla scadenza, oppure con le confezioni rovinate), garantendo un risparmio del 30-50%. Il tema è molto sentito nel paese scandinavo, e non è un caso infatti che negli ultimi cinque anni la Danimarca abbia ridotto del 25% i rifiuti alimentari.

E da noi? Abbiamo già parlato, oltre un anno fa, di Avanzi Popolo: un’iniziativa 100% Made in Puglia, che da anni mette in pratica azioni contro lo spreco di cibo, come la raccolta e redistribuzione di eccedenze alimentari attraverso il coinvolgimento di diversi enti di carità operativi sul territorio, tra l’altro avendo cura che il cibo possa compiere il tragitto più corto possibile dal donatore al beneficiario. Da qualche tempo è anche attiva una piattaforma di foodsharing sul sito dell’associazione.  

Se poi fino a qualche anno fa ci si vergognava a chiedere una doggy bag al ristorante, la pratica si sta diffondendo sempre di più, grazie anche alla sensibilità di molti ristoratori. A Milano, dove ogni giorno si gettano nell’immondizia 8,6 tonnellate di cibo, ormai da due anni i bambini delle scuole materne ed elementari sono invitati a portare a casa quello che non mangiano, in un apposito sacchettino. E a livello nazionale è finalmente stata approvata la nuova legge in materia di spreco alimentare, secondo la quale sarà più facile per aziende, ristoranti e privati donare cibo ancora in ottimo stato ad enti e associazioni che si occupano di persone indigenti.

Insomma, la prossima volta che decidiamo se comprare o no una mela ammaccata, pensiamo a quanto quel semplice frutto un po’ bruttino può cambiare il mondo.