This girl can (il corpo delle donne)

this-girl-canSe siete venuti a Londra in vacanza quest’estate, avrete senz’altro visto, mentre aspettavate la metro a King’s Cross o passeggiavate per Piccadilly, pubblicità di ragazze in bikini che escono dall’acqua, donne che corrono in pantaloncini e canottiera o pedalano su una bici in salita.
Detta cosí, sembra l’ennesima campagna di Somatoline, Intimissimi o dei Cereali che, ogni anno a primavera, promettono di farti diventare magra a colazione: prodotti diversi con il solo scopo di ricordarti che “hey, baby, la prova costume è dietro l’angolo e tu sei grassa e inadatta a mostrarti in spiaggia per quella che sei”.

Inadatta: ecco il punto. Questa campagna di Sport England, il Ministero inglese dello sport, tenta di scardinare proprio questo pregiudizio: non c’è corpo inadatto allo sport.
Ricerche universitarie e indagini in palestre e associazioni sportive hanno, infatti, mostrato come negli ultimi anni sia cresciuto il numero di donne tra i 14 e i 40 che rinunciano a muoversi per paura di essere giudicate: sentono il proprio corpo goffo,  flaccido, sovrappeso, ancora più repellente se sudato o costretto in pantaloncini aderenti e top striminziti che lasciano poco spazio all’immaginazione. E cosí rinunciano a quella sola attività che avrebbe un doppio effetto positivo, sulla salute e sull’autostima.
Per combattere tutto questo è nata questa campagna, “this girl can“, che da mesi gira nei cinema, in televisione e online con questo video:

3040869-inline-i-1-the-girl-can-campaign-gets-british-women-moving  this-girl-can-8 thisgirlcan2Corpi veri, con forme e dimensioni differenti, che si muovono, sudano, si divertono e faticano nuotando, giocando a calcio, ballando, facendo boxe. Corpi che di certo non siamo abituate a vedere in televisione, sui giornali o nelle gigantografie in metropolitana.

Qui in Inghilterra alcune femministe hanno gridato allo scandalo e al sessismo: perché riferirsi a tutte le donne come a delle “ragazze”? Perché, ancora una volta, connotare il corpo femminile con i termini di “hot” e “sexy” (“sweating like a pig, feeling like a fox“ dice un’immagine, ovvero “sudo e mi sento figa”; “damn right I look hot“ si dice su un’altra, ovvero “puoi dirlo forte che sono sexy“) o usare un linguaggio sessista (“I kick balls, deal with it“, ovvero “tiro calci alle palle, fattene una ragione”)? Perché quegli zoom spinti su sederi, seni, cosce, parti del corpo come se fossimo in macelleria? Un’altra occasione sprecata, dicono qui, per parlare di sport come socialità, liberazione dai problemi di casa e lavoro, divertimento lontano anni luce dal culto del corpo.

Sarà pur vero – e non posso che concordare con certe affermazioni -, ma quanto mi sembrano lontane queste strade piene di immagini di donne vere dai manifesti estivi a cui ero abituata in Italia, agli spot televisivi, alle copertine delle riviste che da marzo cominciavano ad agitare lo spettro della prova costume.
Già, la prova costume. A quella in bikini e cosce perfette, nonostante queste critiche, io preferisco questa qui sotto:

untitled

One thought on “This girl can (il corpo delle donne)

I commenti sono chiusi.