Cose di un luogo che si imparano nei bar – Amsterdam Edition

Amsterdam romeo e julienneQuella del baretting è un’arte amena, sottile, meno facile di quel che sembra. Ci vuole pazienza, occhio, a volte colpi di fortuna. Andar per locali e baretti potrebbe essere frainteso come il girovagare ozioso del viaggiatore pigro, che preferisce stare seduto a bere e mangiare invece che spezzarsi la schiena tra l’incedere lemme delle visite ai musei e il passo da maratoneta indispensabile per non perdersi neanche un monumento.

Io, che in gioventù ho peccato spesso di stacanovismo da viaggio, con il tempo – e con la vecchiaia che rende saggi, oltre che stanchi – ho imparato che spesso bevendo un caffè o consumando un pasto si impara tanto quanto visitando un museo. Nelle pause caffè cerco lo spirito e la cultura di un popolo: cosa si beve o si mangia, quanto, come, con chi? Eccolo qui il genius loci.

Ma trovare i posti giusti è il punto critico; occorre seguire il proprio naso (anche in senso letterale), o affidarsi ai consigli di un local, di chi una città la vive o l’ha vissuta da abitante. Come abbiamo fatto noi ad Amsterdam.

Nei locali di Amsterdam ho visto una ricerca costante tra gusto e design. Il gusto delle mille contaminazioni, dalle Colonie e ritorno, in un meticciato culturale davvero sorprendente per una città di dimensioni tutto sommato ridotte: si mangia indonesiano, come al piccantissimo Kantjil, oppure indiano, turco, cinese, thai, o un mix mediterraneo-mediorientale, come al Bazaar, ottima sosta eclettica per riprendersi dalle compere in De Pijp, all’interno di una sinagoga sconsacrata. I sapori del mondo convivono amabilmente con quelli più classicamente dutch: imperdibile la crostata di mele di Winkel.

image

image

image

Nella capitale olandese si mangia benissimo tutto ciò che è bio e veggie, ma senza fighetterie inutili o sovrapprezzi ingiustificati. C’è addirittura una sorta di self-service in chiave organic: si chiama La Place e mi ha ricordato  in qualche modo Whole Foods.
Qui però vincono i mercatini – come quello di Noordemarkt o quello di Westerpark – dove naturalmente si può mangiare e incontrare amici e non; dove tutti sono sorridenti e i weekend sembrano davvero weekend. Gli olandesi sono lucertole, che appena spuntano due raggi di sole tutti fuori di casa, anche con un semplice pouf spostato dal salotto all’uscio.

image

image

image

E il design. Da quello ti accorgi che sei più vicino al Nord Europa, nella sua funzionalità essenziale: il pragmatismo dell’Ikea, che ci ha insegnato che davanti a un mobiletto da montare siamo tutti uguali – mediamente incapaci – ma anche quello dei grandi architetti e designer che uniscono bellezza, comodità ed ergonomia in poche, semplici linee. È impressionante la cura dei dettagli che ogni locale regala al visitatore: ci si sente accolti in posti veri, che hanno anima e carattere.
Insuperabile, in questo, De Bakkerswinkel, bakery che offre pasti semplici e gustosi a tutte le ore del giorno. Se invece si parla di anima, Moeders è un bar di Amélie in Hollandaise Sauce: con l’horror vacui delle pareti, piene di foto di mamme, e le stoviglie tutte diverse, tutti doni di chi ha partecipato all’inaugurazione del locale, è adorabile.

image

image

Nei bar di Amsterdam ho visto un popolo rilassato, amante della socialità, internazionale. In una città bellissima e storta, dove il problema che ho incontrato più spesso è stato trovare un palo libero per legare la bici o scegliere quale concerto andare a sentire la sera. Un posto civile, abitato da persone civili. O sarà che quando viaggiamo siamo tutti più felici?

image

I locali citati, e molti altri, si trovano sulla mia lista Amsterdam su Foursquare.

Questo post è anche su pepperskitchen.it