Fuoco, ghiaccio e Scandinavian design: l’Islanda a tavola

Iceland Romeo e Julienne
Acqua, aria, terra, fuoco: ci sono pochi posti dove i quattro elementi alchemici che modellano il mondo sono presenti in tutta la loro potenza. L’Islanda è uno di questi: un luogo in cui la Natura dispiega tutta la sua forza, fino quasi a sentirsene sopraffatti. Ma non è un sentimento negativo. Sentirsi una parte di questo tutto, anche se una minuscola parte, non fa che destare meraviglia. Viaggiare in Islanda è un modo per riconnettersi con l’essenza delle cose, e di noi stessi.

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Tra una camminata su un ghiacciaio e un bagno in una piscina calda naturale, dopo un trekking in cima a un vulcano o una sessione di whale watching, capita di voler scendere con i piedi per terra, e di passare dalla contemplazione del trascendente all’immanente di un buon piatto caldo: ma che cosa si mangia in Islanda?
Ad essere sinceri, le attrattive dell’isola non comprendono la tavola. Il clima rigido e la terra sterile rendono difficili le colture, anche se la penuria aguzza l’ingegno e, grazie all’enorme bacino di energia naturale, molti ortaggi e frutti vengono fatti crescere in serre geotermiche. Può quindi capitare di girare per un supermercato e trovare pomodori e cetrioli 100% Icelandic. (Parlando di supermercati, è consigliabile non dimenticare mai sciarpa e berretto prima di entrare: i reparti frigo non esistono, al loro posto ci sono intere stanze per latticini, carne, pesce e verdura dove la temperatura viene tenuta a 4°!).

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Se l’ortofrutta non è proprio il fiore all’occhiello della produzione islandese, va decisamente meglio con pesce e latticini. In particolare, nessuna colazione islandese che si rispetti può prescindere da un vasetto di Skyr, un formaggio cremoso derivato dal latte acido e molto simile allo yogurt, con un sapore del tutto peculiare. È pieno di batteri che fanno bene ed è una vera coccola prima di affrontare il freddo o le lunghe traversate in macchina. È così buono che crea dipendenza, il che è un vero problema perché non lo troverete al di fuori dell’isola!

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Il pesce è certamente la risorsa più abbondante ed eccellente tra quelle che l’Islanda offre, tanto che l’economia di questo piccolo paese si fondava quasi esclusivamente sulla pesca fino a una trentina di anni fa – prima, cioè, che gli islandesi scoprissero il mercato finanziario e le sue peggiori deviazioni.
Merluzzi, aringhe, trote, salmoni, crostacei e molluschi sono solo alcune delle meraviglie ittiche dell’isola: tutto è freschissimo, oltre che sicuro, data la scarsa presenza di inquinanti nelle acque islandesi. Spesso, mangiando in qualche caffè o ristorante, troverete tutta questa bontà riunita in una zuppa di pesce saporita e ricca (la panna non viene lesinata, quindi attenzione per chi è intollerante al lattosio).

Leggenda vuole poi che gli islandesi siano anche ghiotti di hákarl, ovvero carne di squalo putrefatta: in realtà non è un piatto così diffuso, anche se in alcune zone i menu dei ristoranti lo offrono abbinato a shot di acquavite dalla gradazione alcolica improbabile. Io l’ho assaggiato, sa di crosta di formaggio con retrogusto di ammoniaca: solo per stomaci forti, quindi, ma poi potrete vantarvene con gli amici.

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Anche se la cucina non è la principale ragione di un viaggio in Islanda, vale comunque sempre la pena – e talvolta è necessario – entrare in un locale a ristorarsi: spesso sono luoghi estremamente caldi ed accoglienti, arredati con semplicità e gusto in puro stile nordico. Potreste scoprire angoli di Scandinavian design in luoghi pressoché disabitati, dove le persone sono distaccatamente gentili e incuriosite da tutti i viaggiatori che capita di incontrare. Oppure potreste stupirvi della quantità e qualità di localini cool che affollano le strade del centro di Reykjavik, capitale piccola ma vivace e un po’ hipster, dove si può sorseggiare dell’ottimo caffè filtrato e provare qualche buon piatto semplice – sandwich, insalate e hamburger in stile anglosassone, e pasticceria di derivazione danese: caffè in stile newyorkese, ostelli che diventano sale concerto improvvisate, piccoli pub affollati (ricordate 101 Reykjavik?), ristorantini hippy e caffetterie-lavanderia piene zeppe di libri.

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E a proposito di libri, l’Islanda è il Paese al mondo dove, in proporzione al numero di abitanti, si stampano e si leggono più libri, con un tasso di analfabetismo pari allo zero. Un motivo in più per amarlo!